50 anni dal 1° sbarco lunare. “Tesi complottiste? Solo questione di fascino”

Quest’anno ricorre il cinquantesimo anniversario del primo sbarco umano sul nostro satellite naturale. Il 20 luglio 1969 ricordo di aver vissuto l’evento con intensissima emozione e partecipazione. Mi sentivo emotivamente coinvolto non solo perché già allora, a diciassette anni, ero appassionato di astronomia e di tutto ciò che riguardava lo spazio ma soprattutto perché appartenevo al genere umano, quello che era riuscito a portare un suo rappresentante sulla Luna. Nell’arco del 2019 parleremo molto sovente della Luna, soprattutto delle curiosità legate al Progetto Apollo.

Vorrei iniziare però da un argomento che da sempre mi ha irritato non poco: le tesi complottiste che negano che l’uomo sia mai stato sul nostro satellite. Il 15 agosto 1835, sul New York Sun, John Herschel, ultimo discendente di una rinomata famiglia di astronomi rivelò di aver scoperto, grazie ad un particolare telescopio, forme di vita sul suolo lunare. Uomini con ali da pipistrello, unicorni blu e piramidi di quarzo, erano presenti sulla superficie selenica. L’articolo era stato confezionato per prendersi gioco di chi credeva che la Luna fosse abitata. Molti però furono coloro che credettero alla fake news e Herschel faticò non poco a far accettare la smentita. Nel 1976, venne pubblicato il libro “Non siamo mai andati sulla Luna” di Bill Kaising, un ex dipendente della Rocket Dine, un’azienda fornitrice della Nasa. Nel testo si fa riferimento alla bandiera americana che si muove in assenza di vento, della sua illuminazione da ambo i lati e dell’assenza di stelle nel cielo buio. Le risposte sono semplici: la bandiera oscilla se toccata dall’astronauta e si muove a lungo, il tessuto del vessillo lascia passare la luce e le stelle non sono visibili perché il diaframma della fotocamera era regolato in modo da non sovraesporre la superficie lunare. La stessa situazione che si presenta nelle immagini degli Shuttle.

Ovviamente ho citato solo alcuni dei tanti esempi proposti ma per tutti ci sono le risposte.

Ad esempio il confronto tra le rocce lunari portate sulla terra e le meteoriti lunari o i segnali ricevuti dai retroriflettori posizionati dagli astronauti sulla Luna. Altre conferme sulla veridicità dell’allunaggio arrivano dalle sonde giapponese Selene, indiana Chandrayaan-1 ed altre ancora. Infine va ricordato che l’operazione Apollo coinvolse circa 400.000 persone con molte collaborazioni esterne alla Nasa.

Risulta quindi difficilissimo mantenere il silenzio per molto tempo. Ma si sa, il complotto ha il suo fascino.

Miro Bertinotti

Miro Bertinotti

Articolista & curatore della rubrica Karamelle Spaziali di Karamellenews.it