A Cortemaggiore dopo il petrolio spuntano i talenti

Nel 1949 l’Agip (Azienda generale italiana petroli) scoprì un pozzo di petrolio in questo comune del Piacentino e l’uomo che la guidava, quell’Enrico Mattei che sfidò le multinazionali del greggio per difendere l’industria italiana, ebbe un’intuizione vincente: lanciare sul mercato la benzina Supercortemaggiore. A partire dal 1958 fu reclamizzata attraverso Carosello e divenne un simbolo della motorizzazione e del boom economico. Il pozzo petrolifero si esaurì presto e oggi Cortemaggiore è un tranquillo borgo agricolo che però mantiene un’eredità di quegli anni: l’oratorio Don Bosco, una struttura di 3.000 metri quadrati nata come scuola di formazione dell’Eni (Ente nazionale idrocarburi).

Come l’Inter. Senza l’oratorio non ci sarebbe neanche il Tennistavolo Cortemaggiore. L’allora parroco, don Giancarlo Biolzi, che aveva dato vita al circolo Anspi, oltre alle classiche tombolate, alle gite sulla neve o alle feste di carnevale, organizzava anche tornei di ping pong che coinvolgevano i giovani oltre i confini del paese. Nel 1989 Ettore Dernini, che si occupava del settore tempo libero e sport, propose la creazione d’una società sportiva di tennistavolo: che quest’anno perciò raggiunge il traguardo dei trent’anni. Da questa fucina sono nati campioni come Mattia Crotti, Giulia Cavalli, Anna Fornasari e, oggi, l’astro nascente Arianna Barani, che hanno contribuito alla conquista di titoli italiani e di presenze in Nazionale targate Cortemaggiore. «La nostra – fa orgogliosamente notare Dernini – è l’unica realtà sportiva della provincia di Piacenza che disputi un campionato nazionale di massima serie». Il palmarès di questi decenni è impressionante: 23 titoli italiani e lo scudetto di A1 a squadre nel 2015. «Senza esagerare possiamo definirci la Juventus o l’Inter del tennistavolo».

Gli anni di Liango. La crescita del Cortemaggiore non avvenne per caso. Nel 1989 ad allenare i giovani talenti arrivarono gli sloveni Jose Urh e Andreja Oystersek. Nel 2001 fu la volta del russo Vladimir Loutsenko, nel 2004 del cinese Liang Bing detto Liango, poi seguito dai connazionali Zhang Jun e Jiang Feng. Tecnici di primo piano nel panorama internazionale che hanno forgiato una mentalità e uno stile vincenti. Ma non solo: quella di Liango fu anche una storia umana. Dopo essere stato allenatore federale a Genova, a causa dei nuovi regolamenti stava per tornare in Cina dove si era appena sposato. In quel periodo Loutsenko aveva deciso di lasciare Cortemaggiore perciò si provò a puntare sul tecnico cinese: che tuttavia voleva stare accanto alla moglie. Si riuscì a convincerlo e lui «entrò in punta di piedi, parlava poco, ma produceva fatti: i nostri ragazzi vennero plasmati da un esponente della miglior scuola mondiale. Il primo periodo fu di assestamento, poi fu un vero trionfo, la cavalcata dalla C1 alla serie A». Per trattenerlo i dirigenti della squadra riuscirono a far arrivare in Italia la moglie e la loro figlia nacque a Cortemaggiore. «Abbiamo avuto grandi maestri – fa notare Dernini – e questo ci ha consentito di essere credibili e di dare vita a una tradizione. Lavoriamo molto con le scuole, abbiamo la fortuna d’un oratorio che sta accanto alla primaria e al palazzetto dello sport, perciò possiamo fare una programmazione capillare a partire dagli otto anni. Certo, per il tennistavolo ci vuole passione perché non è una disciplina estroversa come il calcio». La dimensione però resta quella dell’oratorio: tutti sono accolti perché, prima di essere campioni nello sport, bisogna esserlo nella vita.

Stefano Di Battista