A San Biagio non dimenticate…. di farvi benedire la gola

Quaranta giorni dopo il parto le donne ebraiche, è ancora quasi fino ai nostri giorni le donne cristiane, andavano al tempio per la purificazione e i figli maschi venivano portati al tempio.  Quaranta giorni dopo il Natale la liturgia Cristiana celebra la festa della Presentazione di Gesù al tempio, più conosciuta come festa della Candelora per l’uso di benedire le candele che poi sono portate tra le mura domestiche e, in certe zone rurali, si accendono quando c’è temporale. Ancora una volta ci troviamo a che fare con il tema della luce, poiché la festa si colloca a metà strada tra il solstizio di inverno e l’equinozio di primavera; ma anche una festa che ha antiche origini pagane. Anche i romani festeggiavano la “festa del februatio” in cui si purificavano le città dagli influssi dei demoni e che da’ il nome al mese di febbraio e usavano accendere candele e lumi, da cui Candelora.

Non voglio però soffermarmi su questo giorno, bensì su quella del giorno dopo, dove liturgia e tradizione sono strettamente unite, tanto da rischiare di apparire più un fatto scaramantico che di fede. 3 Febbraio, memoria di San Biagio (e su qualche calendario si legge, protettore della gola). Biagio nasce alla fine del quarto secolo e subisce il martirio nel 316. Fu medico e vescovo nella città di Sebaste dove era nato. Catturato dai Romani fu picchiato e scorticato vivo con dei pettini di ferro, quelli che venivano usati per cardare la lana, ed infine decapitato per aver rifiutato di abiurare la propria fede in Cristo.

Si tratta di un Santo conosciuto e venerato tanto in Occidente, quanto in Oriente. Il suo culto è molto diffuso sia nella Chiesa Cattolica che in quella Ortodossa. Nella sua città natale, dove svolse il suo ministero vescovile, si narra che operò numerosi miracoli, tra gli altri si ricorda quello per cui è conosciuto, ossia, la guarigione, avvenuta durante il periodo della sua prigionia, di un ragazzo da una lisca di pesce conficcata nella trachea. Tutt’oggi, infatti, il Santo lo si invoca per i “mali alla gola”.

Venerato in moltissime città e località italiane, doi molte delle quali è anche il santo patrono, viene festeggiato il 3 febbraio in quasi tutta la penisola italica. È tradizione introdurre, nel mezzo della celebrazione liturgica, una speciale benedizione alle “gole” dei fedeli, impartita dal parroco incrociando due candele (anticamente si usava olio benedetto). Interessanti sono anche alcune tradizioni popolari tramandatesi nel tempo in occasione dei festeggiamenti del Santo. Chi usa, come a Milano, festeggiare in famiglia mangiando i resti dei panettoni avanzati appositamente a Natale, e chi prepara dei dolci tipici con forme particolari, che ricordano il santo, benedetti dal parroco e distribuiti poi ai fedeli. A Lanzara, una frazione della provincia di Salerno, per esempio, è tradizione mangiare la famosa “polpetta di San Biagio”.
Nella città di Salemi, invece, si narra che nel 1542 il Santo salvò la popolazione da una grave carestia, causata da un’invasione di cavallette che distrusse i raccolti nelle campagne, intercedendo ed esaudendo le preghiere del popolo che invocava il suo aiuto (san Biagio, infatti, oltre che essere protettore dei “mali della gola” è anche protettore delle messi); da quel giorno a Salemi, ogni anno il 3 di febbraio, si festeggia il Santo preparando i cosiddetti “cavadduzzi”, letteralmente “cavallette”, per ricordare il miracolo, e i “caddureddi” (la cui forma rappresenta la “gola”), che sono dei piccoli pani preparati con acqua e farina, benedetti dal parroco e distribuiti poi ai fedeli.

Potremo continuare a lungo nel descrivere tradizioni. Per questa volta accontentatevi…e non dimenticate di farvi benedire la gola.

Giovanna Turco

Giovanna Turco

Articolista & curatrice della rubrica Karamella Folk di Karamellenews.it