Agli astrofisici Peebles, Mayor e Queloz il Nobel per la Fisica 2019

Il Nobel per la fisica 2019 è stato assegnato a tre astrofisici che, con le loro scoperte, hanno modificato il concetto che avevamo dell’Universo e del posto che l’uomo occupa in esso. I vincitori, annunciati dal Karolinska Intitutet di Stoccolma sono: James Peebles di 84 anni, cosmologo americano di origine canadese, Michel Mayor 77 anni e Didier Queloz di 53 anni, entrambi svizzeri.

Mayor è docente presso l’Università di Ginevra, Queloz opera nelle Università di Ginevra e Cambridge. James Peebles, è professore di scienze all’Università di Princeton in USA. I suoi studi sul cosmo iniziano negli anni ’60 e riguardano la radiazione cosmica di fondo o CMB (definita anche radiazione fossile o eco del Big Bang) scoperta da Arno Penzias e Robert Wilson nel 1964. Peebles si dedicò ad interpretare la CMB scoprendo nuovi processi fisici ad essa legati. I suoi studi spaziano dall’evoluzione dell’universo dopo il Big Bang fino all’enigma della materia ed energia oscure che rappresentano il 95% dell’universo a noi ancora inspiegabile, contro il misero 5% della materia ordinaria della quale siamo fatti anche noi. In particolare, Peebles ha introdotto il concetto di materia oscura, che rappresenterebbe un elemento importante nella formazione delle grandi strutture del cosmo quali galassie ed ammassi di galassie. Michel Mayor e Didier Queloz, hanno invece ricevuto il prestigioso premio per i loro studi riguardanti i pianeti extrasolari.

E’ loro, se ricordate, la scoperta, nell’ottobre 1995, del primo pianeta (51 Pegasi b)) orbitante attorno ad una stella (51 pegasi) simile al Sole e distante da noi 48 anni luce. 51 peg b, (denominato Bellerofonte o Didimus) venne individuato dall’Osservatorio dell’Alta Provenza ed è il primo dei 4.118 esopianeti scoperti fino ad oggi. E’ anche un pianeta molto caldo (orbita in 4 giorni vicinissimo alla stella madre) e grande quanto Giove- appartenente alla categoria definita Hot Jupiter- e quindi più facilmente rintracciabili. La scoperta ha creato molti interrogativi riguardanti la formazione dei sistemi extrasolari dove, a differenza del nostro, giganti gassosi orbitano vicino alla loro stella. Se fino a ieri era importante trovare più esopianeti possibile, oggi l’attenzione è rivolta maggiormente allo studio delle loro atmosfere per individuare la presenza di quelle molecole legate alle attività biologiche (ossigeno,etc).

Per raggiungere questi obiettivi verranno utilizzati i nuovi telescopi, sia terrestri che orbitanti (molti gestiti dall’INAF), tra i quali l’europeo Cheops che partirà a dicembre 2019, del quale Queloz sarà coordinatore del programma GTO. Strumenti più avanzati sono stati costruiti da Mayor e collaboratori. Lo scienziato Aldo Bonomo collabora con Mayor nell’ambito di una missione francese ed ESA utilizzando il telescopio spaziale CoRoT che osserva il transito di un pianeta davanti alla sua stella. Questo metodo non consente di determinare massa e densità ma solo il raggio del pianeta mentre il metodo delle velocità radiali (spostamento della stella in avvicinamento e allontanamento all’osservatore causata dalla reciproca gravità stella-pianeta) risulta più completo. Tutto questo è oggi possibile utilizzando gli strumenti HARPS in Cile e il suo gemello alle Canarie che ampliano le osservazioni fatte da altri telescopi.

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Miro Bertinotti

Silva Bos

Giornalista di Informazione Positiva - Direttore Responsabile di Karamellenews.it