All’università con lo sguardo volto ai bisogni della società

Inizieranno a novembre le lezioni del quinto Corso di perfezionamento in progettazione, gestione e coordinamento dell’oratorio che l’Università di Perugia, in collaborazione con Anspi e la Conferenza episcopale umbra, organizza dal 2011. Un’iniziativa unica nel panorama accademico italiano che in questi anni ha laureato circa 140 persone. Riservato a chi abbia conseguito almeno una laurea triennale, il corso ha la durata d’un anno e costa 350 euro.

Una funzione nuova. «L’oratorio è un ambiente educativo dove non può sussistere l’approssimazione. Come per la scuola o altre realtà similari servono cultura e formazione». Il direttore del corso, Marco Moschini, lo scorso 14 dicembre l’ha spiegato con chiarezza: improvvisare oggi non si può più. Rivolto ai candidati che quel giorno erano giunti a Perugia per discutere le loro tesi ha sottolineato come tale corso «trova la sua ragion d’essere nel fatto che non è fine a sé stesso, bensì a servizio esclusivo dei ragazzi che verranno incrociati dalle vostre azioni. Non siamo qui per noi, siamo qui per gli altri, per chi ci è dato d’incontrare nella strada della vita. Perché la felicità e la realizzazione individuale, che sono il traguardo di ogni adolescente, passano anche dai nostri atti». L’oratorio, ma anche i centri giovanili e le realtà di pastorale diocesana, sono chiamati ad affrontare una nuova dimensione, quella che investe generazioni di ragazzi «che rappresentano i nuovi poveri, sia di relazioni che di attenzioni. Per noi invece devono essere l’oggetto primario delle nostre preoccupazioni, come lo sono per un’istituzione educativa così antica e blasonata (fondata nel 1308: ndr) qual è l’Università di Perugia». Una riflessione che porta a rivedere la funzione dell’oratorio in seno alla società civile. Perché se è vero che resta imprescindibile riguardo il catechismo in preparazione dei sacramenti, che rappresenta un punto d’incontro per gli adolescenti e un’opportunità sportiva per gli appassionati di ogni età, le esigenze della contemporaneità spingono per ampliarne la portata. Un’idea in tal senso è stata avanzata da Mauro Bignami, responsabile nazionale della formazione: visto il successo del coworking, ovvero la condivisione degli spazi di lavoro fra competenze e professionalità diverse, perché non pensare d’integrare tale modello anche nell’oratorio, che spesso dispone di sale scarsamente utilizzate? Una possibilità che integra quelle che la Fondazione Cariplo sta finanziando da anni nella consapevolezza che l’oratorio, per affidabilità e permeabilità nel tessuto civile, può rappresentare il perfetto incrocio fra domanda e offerta di lavoro.

Stefano Di Battista