“Amarella” di Giuseppe Conte: la recensione del libro

Una fiaba senza tempo. E in nessun luogo. Che, seppur talora descritto con analitici elementi naturalistici, potrebbe essere ovunque. Così, da subito, l’autore lascia generosamente spazio alla nostra fantasia che si intreccia alla sua, creando una storia che ci appartiene fino alla fine.

Accade, pertanto, che pur nella tipicità del genere, connotato dalla presenza di una fanciulla dal destino avverso, di personaggi malvagi e di un benigno risolutore, il racconto si contraddistingue per la peculiarità di regalarci più analisi soggettive possibili, originate dagli innumerevoli spunti di riflessione proposti.

Ecco che non solo leggiamo della sventura della nobile orfana Amarella, vittima di soprusi, di un raccapricciante sortilegio e artefice di un successivo meritato riscatto, ma ci soffermiamo soprattutto sulla celebrazione di una natura incontaminata, sul rispetto del ciclo vitale e sull’inestimabile valore di ogni essere al suo interno.

Ci soffermiamo, altresì, su un’istintiva generosità che prescinde da ogni esempio, sull’innocenza che resta inviolata, nonostante l’orrore cui è sottoposta, sull’innato buon senso, sull’attenzione e la generosità insite nella genuinità di Agrifoglio, l’illetterato ortolano e nell’immediata accoglienza indiscriminata di Rospino, lo sgraziato aiutante del buffo e maldestro Mago Vocamen.

Sopportiamo e superiamo la perfidia, l’invidia e la meschinità insieme con Amarella, condividendone il sollievo procurato da una – seppur primitiva – forma di conversazione. Ed il silenzio della solitudine diviene soltanto un’anticipazione della parola, affinando doti preziose, quali curiosità, memoria e capacità di valutazione.

E, nella contemplazione della volta stellata, non ci si può esimere dal citare il magistrale verso con cui viene data forma all’immagine di “tutta quella popolazione del cielo, che aumenta nelle notti senza luna, sino a diventare una folla palpitante”.

Amarella, pragmatica sognatrice, ci contagia anche con il suo senso di giustizia e con la caparbia affermazione del diritto alla libertà in ogni sua forma e, perfino quando costretta in sembianze mostruose, ci insegna la speranza, vincendo sul terrore. E vola.

Quella di Giuseppe Conte è una tecnica impeccabile, arricchita da ripetuti cambi temporali che ci scuotono, trasformandoci da semplici spettatori ad attori, concedendoci un’inquadratura dall’esclusiva prospettiva della protagonista.

Un linguaggio versatile, giocoso fulcro della narrazione, che sembra divertire l’autore e che riesce a divertirci fra suoni onomatopeici e similitudini create con efficacissimi termini di paragone. Un linguaggio individuato anche e soprattutto come strumento di verità.

Una trama che si snoda con la medesima leggerezza, studiata ed attenta. Fino al passaggio conclusivo che, riaffermando i valori dell’altruismo, della saggezza e del coraggio, da ultimo ci fa dono di un soddisfatto e prezioso sorriso fra magia e poesia.

Lucia Terramoccia

 

Lucia Terramoccia

Articolista & curatrice delle rubriche: "Karamelle al Cinema" e "E...state in Buona Lettura di Karamellenews.it