AVO Novara. Danila Finzi “Dalla sofferenza ho scoperto la vocazione umana”

Sono entrata in Avo a fine 2010: era da poco mancata la mia mamma e sentivo fortemente il bisogno di continuare a dedicarmi ai malati.

Rimasi subito colpita dall’incontro con la Presidente di allora, Adriana Patrioli, che mi spiegò i valori dell’Avo: l’ascolto, la gratuità, il dono di un po’ del proprio tempo a chi soffre in ospedale. Ho iniziato il servizio in Cardiologia e in Medicina fisica/riabilitazione (in quel reparto, con altre Volontarie, aiutavamo pazienti con problemi neurologici “post ictus” nello svolgere utili esercizi di riabilitazione logopedica, naturalmente dopo specifica formazione e con la costante supervisione dei sanitari del reparto). Inoltre, dopo aver frequentato corsi di lettura espressiva insieme ad altri volontari, ho creato e guidato il “Gruppo di Lettura Avo”, rivolto a malati in Ospedale ed anziani di tre Case di riposo novaresi: un’altra iniziativa, attuata in sinergia con la Biblioteca Negroni di Novara, molto apprezzata e nata per recar conforto a persone in difficoltà. Sono Presidente di Avo Novara dal 2016.

Come è nato il progetto Prendersi cura prima di curare. Studenti di Medicina volontari in Ospedale – Sintetica presentazione del progetto. Il progetto è nato nel 2018, in collaborazione con il Rettore di UPO (Università Piemonte Orientale) di Novara, che attualmente è anche Direttore del DEA-Pronto Soccorso. Conoscendo ed apprezzando da tempo i Volontari Avo, ha fortemente sostenuto ed incoraggiato l’idea che giovani Studenti di Medicina del 1° e 2° anno potessero accostarsi al malato come volontari ospedalieri, indossando il Camice Azzurro dell’Avo. Sperimentare infatti, come giovani futuri medici, il valore del dono gratuito e della relazione con il malato, con l’ascolto, l’empatia e la condivisione, ha rappresentato per questi giovani una possibilità reale ed unica: un’esperienza, sotto la guida dei nostri Tutors, possibile solo con Avo (capillarmente presente nei luoghi di cura in Italia). Il progetto ha vinto un importante premio a livello nazionale.

Qual è la motivazione che ha spinto i giovani studenti di medicina ad avvicinarsi all’Avo? Rispondo alla domanda con le parole degli Studenti: abbiamo potuto “vedere la malattia con gli occhi del paziente”, abbiamo potuto “ascoltare e condividere ansie e paure dei malati”, abbiamo scoperto anche l’importanza “del dialogo con i famigliari”. Quindi gli Studenti hanno subito capito che “solo con Avo” sarebbe stato possibile entrare nei reparti ospedalieri per incontrare persone e non malattie e sintomi, compito dei futuri medici dal 3° anno quando, con il Camice Bianco, faranno tirocinio in corsia. Naturalmente gli Studenti hanno frequentato il nostro corso di formazione di base, interessandosi in modo particolare alle lezioni delle psicologhe su: “Relazione d’aiuto, l’impatto della malattia sulla vita delle persone, l’ascolto empatico ed una efficace comunicazione con i malati”. Uno degli Studenti (ora 3° anno) che in piena pandemia sta svolgendo il tirocinio nel reparto di Pneumologia ci ha detto “Apprezzo sempre di più l’aver potuto constatare, con il mio Tutor Avo, l’importanza di stabilire una buona relazione con il malato”.

Come è nata la proposta di 1 CFU (Credito Formativo Universitario) a fine attività e perché ritieni sia importante per l’Avo? Il Preside della Facoltà e la Presidente del Corso di Laurea in Medicina hanno deciso di inserire il percorso dei loro studenti con Avo tra le Attività Didattiche Elettive (ADE) che costituiscono “parte integrante del piano di studi e che offrono la possibilità di un allargamento culturale, ottimizzando la preparazione e la formazione del singolo” e che sono scelte dallo Studente, secondo le proprie attitudini. Di conseguenza a fine attività (25 ore di impegno tra corso e turni in Ospedale) è stato loro certificato 1 CFU (Credito Formativo Universitario) dall’Ateneo novarese, a conferma che questa esperienza rimarrà come un tassello importante nel loro percorso formativo di futuri medici.

Ritengo che riconoscere questo potenziale della nostra Associazione possa permettere all’Avo di collaborare in modo innovativo e professionale con le Università, in particolare con le Aziende Ospedaliero Universitarie anche sedi di Facoltà di Medicina, per semplificazione logistica. Tutti gli Studenti hanno apprezzato molto il rapporto con i loro Tutors: essi hanno mostrato loro il valore del sorriso, di una carezza, del saper ascoltare ed anche, a volte, del saper stare in silenzio accanto a chi soffre. Sapere che a fine attività avrebbero ottenuto 1 CFU, ha contribuito sicuramente alla scelta del percorso con noi, ma sentirli dire “consiglierò senz’altro l’esperienza con Avo ai miei colleghi” è stato gratificante. Non significa tutto questo, e lo affermo con umiltà ma anche con la giusta consapevolezza, insegnare l’empatia a chi un giorno sarà un dottore? e non solo “in teoria” frequentando Convegni e Seminari, come già viene proposto in alcune Università italiane, ma “in pratica”, nei reparti con i malati e affiancati dai Tutors Avo?

Con quali caratteristiche sono stati scelti i tutors? I Tutors hanno un ruolo molto importante: devono essere selezionate persone esperte del servizio, affidabili e premurose, disponibili a formazione specifica. Devono saper svolgere il proprio compito con la consapevolezza che questi giovani, che iscrivendosi a Medicina avevano già scelto una professione di aiuto, si porteranno nel cuore l’esperienza in Avo come una pietra miliare per la loro futura professione. Mi piace sottolineare l’entusiasmo di tutti i nostri 20 Tutors: il loro impegno ha prodotto risultati molto positivi e tutti hanno sperimentato, verificandolo ad ogni turno con gli studenti, l’importanza del “saper trasmettere i valori dell’Avo” alle nuove generazioni. Hanno svolto un ruolo educativo con questi giovani, particolarmente motivati, e tutti hanno confermato il desiderio di ripetere l’esperienza, quando sarà possibile.

Quali sono stati i reparti scelti per questa sperimentazione? Traumatologia e Ortopedia – Cardiologia – Cardiochirurgia – Pronto Soccorso – Neurologia – Neurochirurgia – Medicina interna – Medicina fisica e Riabilitazione – Unità spinale. Sono stati esclusi, per il momento e su specifica richiesta dell’Università, i reparti di Oncologia e di Psichiatria.

Quali sono o potrebbero essere le criticità relative al progetto? Più che di criticità parlerei di “diversa filosofia” di approccio con i giovani: il loro “essere Avo” dura, come esperienza, solo il tempo del corso e degli 8 turni nei reparti, ma il valore aggiunto potenziale è grande, sia per i futuri medici che per l’Avo in termini di immagine. Confermo infatti che c’è stato un salto di qualità nell’apprezzare il nostro servizio ed il nostro ruolo in Ospedale, oltre che da malati e personale sanitario, anche dalle Istituzioni cittadine. E trasformo la criticità in punto di forza: a Novara, ad esempio, ogni anno ci sono 100 nuove matricole di Medicina…Sottolineo che alla Facoltà di Infermieristica mi hanno detto che il percorso con Avo non sarebbe possibile, perché i loro studenti già dal 1° anno svolgono tirocinio professionalizzante e ci sarebbe un conflitto tra ruoli (un giorno infermiere, un giorno volontario ospedaliero).

Ci spieghi perché hai detto che in questa esperienza potrebbero essere coinvolte anche Avo piccole? Potrebbe in effetti nascere una buona collaborazione sinergica tra le Avo, perché gli Studenti interessati potrebbero, ad esempio, frequentare il corso di formazione “ideato ad hoc” per loro presso l’Avo di una città in cui l’Azienda Ospedaliero Universitaria sia anche sede della Facoltà di Medicina, e poi svolgere il tirocinio pratico in Avo più vicine alla residenza in orario e giorni compatibili con le lezioni e magari nei weekend.

Ritieni che questo progetto possa rappresentare una svolta professionale (ed apprezzata da tutti) per la ripresa del nostro servizio in ospedale? La pandemia ha moltiplicato ansia, paura e solitudine per i malati ricoverati, soprattutto a causa dell’assenza obbligata di parenti e volontari. La nostra attività accanto ai giovani futuri medici è stata apprezzata da tutti, anche dal personale sanitario. Vedere (o rivedere, nel caso di Novara) i Volontari Avo con giovani Studenti sarebbe una conferma di positiva collaborazione e professionalità. Tutto questo naturalmente quando la situazione sanitaria (e la campagna vaccinale a cui Avo Novara ha subito aderito) permetterà di svolgere il nostro servizio in totale sicurezza.