La Befana vien di notte: la recensione del film

Un film fantasy faticosamente inquadrabile nel genere della commedia brillante, dal momento che pochissimo si ride, se non per qualche maldestro o volontario colpo di scopa, rispettivamente sulla testa dei malcapitati o cattivi di turno.

La scopa, come si evince dal titolo, è quella della Befana: una Paola Cortellesi maestra di Scuola primaria che si trasforma ogni mezzanotte in punto, nella più famosa vecchina elargitrice di doni e dolciumi o carbone.

Nonostante la credibile interpretazione (la Cortellesi è di certo ad oggi una delle attrici italiane più espressive e versatili), il copione non rende giustizia alla protagonista: l’insufficiente relazione con gli altri personaggi ostacola un’intima partecipazione emotiva dello spettatore. Ed anche in generale, tutti i ruoli appaiono più abbozzati che strutturati.

Chi ci ispira tenerezza è un fidanzato (Fausto Maria Sciarappa) accondiscendente ed innamorato, impacciato in cucina, nonché nella sua romantica proposta di matrimonio. Divertente, travestito da tirannosauro, in una goffa inerpicata nel temerario tentativo di soccorso alla sua compagna.

Confonde, invece, qualche interiezione che suona un po’ stonata per una delle più amate figure dell’immaginario collettivo dei bambini, ipotizzata eccentrica e bonaria. Così come di primo acchito disorienta la rivalità intemperante nei confronti dell’intangibile Babbo Natale. Insomma talvolta, nel corso della proiezione, mancano i filtri indispensabili per costruire una fiaba esclusivamente piacevole: ci sarebbe piaciuta una spavalda canzonatura del crudele rapitore ed antagonista Mister Johnny (il bravo Stefano Fresi) ed un effettivo ridimensionamento della trepidazione durante alcune scene drammatiche.

Un paio di sequenze appaiono addirittura inadatte al pubblico infantile, così come sembrano sproporzionate le conseguenze tragiche ed il successivo desiderio di vendetta rispetto alla delusione di un regalo mai ricevuto a causa di un banale inconveniente. L’equivoco non viene chiarito ed il diabolico Johnny non si redime. Pertanto i dialoghi fra i due interpreti principali sono spesso strillati, ad eccezione di qualche simpatica ed istintiva correzione grammaticale da parte della maestra.

L’innevata ambientazione di uno splendido Sud Tirolo si scalda con il finale, in cui si assapora il tanto agognato pizzico di magia grazie ad un innocente ed allegro lancio di palle di neve che sostituisce eventuali e prematuri baci appassionati, considerata l’età del gruppo di giovani amici coinvolti.

La pellicola ha di sicuro il merito di lasciare aperto uno spunto di riflessione sugli attualissimi temi del bullismo e dell’integrazione sociale, meritevoli di approfondimento, accennandone una possibile quotidiana soluzione nel motto secondo cui “l’unione fa la forza”. A questo scopo, filo conduttore vuole essere il coraggioso ed altruistico viaggio dei sei alunni che, assieme, riescono a scampare seri pericoli ed a salvare i sogni di adulti e piccini.

Scenografia ben studiata e gradevole commento musicale.

 

 Lucia Terramoccia

Lucia Terramoccia

Articolista & curatrice delle rubriche: "Karamelle al Cinema" e "E...state in Buona Lettura di Karamellenews.it