Buone notizie da Saturno

Nonostante la missione Cassini-Huygens di Nasa ed Esa verso Saturno sia terminata nel settembre 2017, l’enorme mole di dati che ci ha inviato nei 15 anni di attività nello spazio vengono e verranno analizzati per molto tempo ancora. Lanciata nel 1997 ed entrata in orbita attorno a Saturno nel 2004, la sonda Cassini ha praticamente riscritto la storia del pianeta dagli anelli. E’ recente la comunicazione delle ultimissime scoperte, effettuate da scienziati americani ed europei, che riguardano Saturno.

Come spiega Luciano Iess dell’università romana La Sapienza, dipartimento di ingegneria meccanica e spaziale, analizzando i dati della Cassini si è scoperto che Saturno è composto da tre strati: un nucleo profondo costituito da elementi pesanti, avvolto da uno strato di idrogeno metallico a sua volta ricoperto da idrogeno molecolare. Già in passato, attraverso modelli matematici elaborati presso l’università californiana di Berkeley, si era giunti ad ipotizzare che il nucleo di Saturno fosse composto da elementi pesanti costituenti il 15% della massa del pianeta e pari a 15-18 masse terrestri. Si è inoltre compreso che i forti venti, interessanti la superficie del pianeta, si insinuano in profondità fino a 9.000 Km.

Anche la velocità di rotazione di Saturno e quindi la durata del suo giorno, sono rimasti per lungo tempo mal compresi. Saturno è un gigante gassoso, quindi non presenta, sulla sua superficie, aree solide che possano servire da riferimento. Era altresì noto che gli strati superficiali ruotavano a velocità maggiore di quelli profondi. Inoltre non si sapeva a quale profondità il pianeta iniziasse a comportarsi come un corpo solido.

Le risposte a questo e a molti altri enigmi sono venute dallo studio degli anelli presenti attorno a Saturno. Intanto essi risultano ben più giovani (si fa per dire) del pianeta, solo 100 milioni di anni. Si sono dunque formati quando sulla terra se la spassavano allegramente i dinosauri. Gli splendidi anelli risultano composti per il 99% da ghiaccio e dall’1% da microscopici granelli di silicati e si ipotizza che siano il risultato della disintegrazione dovuta alla collisione tra una cometa e una luna di Saturno.

Ma quello che è davvero straordinario, sempre grazie allo studio degli anelli, sta nell’essere riusciti a determinare con esattezza la durata del giorno saturniano: 10h 33m 38s. Saturno possiede un campo magnetico particolare che ha impedito, fino ad ora, di determinare con sufficiente precisione la sua velocità.Grazie ad uno studio di Christopher Mankovich, dell’Università californiana di Santa Cruz, si è scoperto che gli anelli rivelerebbero, attraverso oscillazioni che producono un loro movimento ondulatorio, l’esatto periodo di rotazione di Saturno. In pratica si attuerebbe un meccanismo risonante prodotto da vibrazioni che, partendo dall’interno di Saturno, si trasmetterebbero, attraverso il campo magnetico del pianeta, agli anelli che ondeggerebbero come una enorme OLA tipo stadio. Il metodo utilizzato in questo studio era già stato proposto nel 1982 da Mark Marley e Jonathan Fortney, due astronomi del Team Cassini della Nasa.

Considerato che quasi giornalmente la Missione Cassini ci svela nuovi misteri di Saturno e delle sue lune, suppongo che torneremo presto sull’argomento.

Miro Bertinotti

Miro Bertinotti

Articolista & curatore della rubrica Karamelle Spaziali di Karamellenews.it