Caserta è stata capitale d’amore per la X Conferenza Presidenti Avo Italia

A Caserta è arrivato un treno lunghissimo, partito da Milano 44 anni fa con una sola carrozza e poi cresciuto viaggiando per tutta l’Italia e arricchendosi di migliaia di passeggeri, saliti senza bisogno di pagare il biglietto, ma disposti tutti a dare energia perché potesse continuare la sua corsa. Il suo nome è AVO. Uomini e donne di ogni età, cultura e religione salgono, danno e ricevono forza e ispirazione gli uni dagli altri e poi scendono per donare tale forza alla società e in particolare a chi soffre. Erminio Longhini, il primo capotreno, artefice del progetto, era un visionario dotato di eccezionale carisma, partito con una destinazione, ma poi travolto dall’entusiasmo dei tanti passeggeri che proponevano sempre nuove fermate, aggiungevano carrozze per accogliere chi voleva salire, ciascuno con un ricco bagaglio di umanità, idee e buona volontà.

A Caserta per primi sono saliti tre passeggeri straordinari: Luca Mongelli, Andrea Spinelli e Claudio Rabbia. Anche loro da anni stanno percorrendo cammini diversi, con bagagli pesanti, ma con una convinzione comune che vogliono condividere: la vita riserva a tutti delle tempeste, particolarmente sconvolgenti nel loro caso, ma trasformabili in occasioni di crescita e rinascita, se condivise con persone capaci di empatia, di offrire conforto e speranza. Il silenzio profondo e partecipato con cui i passeggeri ascoltano le loro parole ha l’intensità e la bellezza di una poesia d’amore che culla, lenisce il dolore e diventa energia per proseguire il viaggio.

Circondato da affetto e stima è poi salito Claudio Lodoli, che già è stato passeggero del treno e anche capotreno per sei anni. Ha un bagaglio tanto piccolo quanto prezioso: un libro biografia di Erminio Longhini con cui ha collaborato a lungo e maturato un rapporto di profonda amicizia. Ricordi e lettura di alcuni brani coinvolgono i passeggeri che rivivono nel loro intimo l’emozione di condividere o, meglio, di tentare di condividere ideali e valori altissimi: la ricerca del senso profondo delle cose, testimoniata dal primo desiderio di Longhini di diventare ingegnere minerario per portare alla luce ciò che non si vede, ma è utile agli uomini; la concezione della vita come una continua partita a scacchi con la morte, da condurre fino in fondo con impegno e tenacia, pur nella consapevolezza di un esito inevitabile, evidenziata dalla passione per il film “Il settimo sigillo”; l’accettazione di essere solo uno strumento nelle mani di Dio, ma investito dalla responsabilità della collaborazione per aiutare i sofferenti, come dimostrato dal concetto di patto capace di trasformare la vita e dalla frequente metafora della zappa per se stesso e dello zappatore per Dio; la visione dell’AVO nella sua complessità di principi e sviluppo per realizzare il Bene Comune. “Fino a quando ci sarà un seminatore disposto a non mietere e un seme disposto a marcire, l’AVO vivrà”.

Il treno AVO adesso necessita, dopo tanto viaggiare, di una revisione tecnica e per questo sale Claudia Fiaschi, esperta di manutenzione e ammodernamento di tanti altri treni che girano per tutta Italia con lo stesso scopo di sostenere e migliorare la società. I passeggeri sono da lei informati su ciò che si sta facendo da parte dello Stato per agevolare il viaggio dell’AVO, per dargli visibilità, per tutelarne la specificità, per aiutarla a superare difficoltà e rischi nel percorso, che deve essere coordinato con quello degli altri treni per andare sempre più lontano e superare persino le frontiere nazionali.

La passione riprende il sopravvento grazie ai giovani che salgono insieme con Giulia, Maria ed Alessandro, raccontando del loro incontro novembrino a Roma e dei progetti nati in quell’occasione. In particolare Vincenzo e Chiara sollevano entusiasmi e speranze per il futuro cammino del treno, prospettando strumenti idonei a raggiungere nuove mete coinvolgenti per tutti.

Sollecitati da tanti e diversi interventi, i passeggeri si scambiano opinioni ed esperienze, in un andirivieni frenetico tra vari capannelli mentre il vocio sale a testimonianza della partecipazione attiva di tutti e del coinvolgimento in merito alle problematiche di un viaggio sempre più lungo ed emozionante, ma anche più difficile da affrontare. Proprio per questo è necessario nominare il nuovo capotreno e il suo staff di collaboratori che, saliti sul treno, non nascondono certo le criticità derivanti da motivi sia interni che esterni, ma affrontabili con l’impegno, la critica costruttiva e l’unità di tutti, capaci di accettare la dialettica tra continuità e rinnovamento, tra passato e futuro. “La motivazione dell’impegno sta al cuore dell’essere uomo e non è, primariamente, frutto di buona volontà. C’è impegno solo dove ci si riconosce inseriti in un mondo che reclama dedizione e presenza” (N. Galantino). Tutto ciò che ci circonda, uomini e cose, richiede attenzione profonda e ricerca di relazioni leali e continue, di partecipazione convinta, per maturare idee aperte al cambiamento pur nella fedeltà all’identità originaria.

Anche l’ultimo passeggero, spesso ospite graditissimo del treno, Padre Pangrazzi conferma che il percorso AVO si deve svolgere tra conferme e modificazioni, consolidamento e progettualità, nella consapevolezza che “L’arte di essere totalmente presenti ad un altro essere umano è di per sé un atto curativo” (C. Garfield). Ci può essere un cammino in avanti solo se tutti i passeggeri saranno disponibili a lasciarsi interrogare dagli eventi con umiltà e accettazione dei propri limiti, con convinta partecipazione a un progetto impegnativo, il cui esito sfuggirà perché la meta del viaggio si sposterà sempre in avanti. Pieno di speranza il treno riparte veloce.