C’è Luna e Luna

Attorno ai pianeti del sistema solare orbitano quasi duecento Lune. E intorno ai quattromila pianeti extrasolari scoperti fino ad ora? Chissà? Per ora la strumentazione per la loro osservazione è ancora troppo limitata e quindi inadeguata. I pianeti extrasolari, o esopianeti, vengono rivelati dalla diminuzione della luce emessa dalla stella quando questi le transitano davanti (detto appunto “metodo dei transiti”). A condizione che il pianeta abbia una grandezza sufficiente da essere rivelato, perché la variazione di luce è veramente infinitesima.

In queste condizioni, si comprende quanto sia improbabile vedere anche un satellite del pianeta transitante. Quasi tutte le osservazioni degli esopianeti sono state effettuate col telescopio spaziale Kepler che, almeno fino al 2017, nonostante il grande impegno per cercare anche le esolune non ne ha trovata alcuna. Poi, proprio nel 2017, osservando la stella K 1625, nella costellazione del Cigno, a 8.000 anni luce da noi, Kepler ha scovato un primo debole indizio: K1625 b. Il pianeta, di massa molto maggiore di Giove, orbitante ad una distanza di 1 UA (UA: unità astronomica, pari alla distanza media Terra Sole = 150 milioni di Km), situato sul bordo della zona abitabile, dove l’acqua si presenta allo stato liquido, forse possiede una luna. Il satellite in questione, avrebbe una massa pari a quella di Nettuno. Probabilmente, siamo di fronte ad un sistema binario di giganti gassosi non comune. Inoltre, la massa dell’esoluna sarebbe pari a solo l’1.5% di quella del pianeta.

I due corpi celesti ruotano e oscillano attorno al loro centro di massa (come avviene per Terra e Luna), tuttavia, in accordo con la definizione di luna della Unione Astronomica Internazionale (UAI), l’esoluna, indicata col nome K1625 b-i, è da considerarsi un satellite di K1625 b.

Nonostante i due corpi celesti orbitino all’interno della fascia di abitabilità, risultano inadatti per ospitare la vita. Nell’osservazione del sistema esoplanetario, si è cimentato, per un periodo di 40 ore, anche il telescopio spaziale Hubble. Questo ha potuto quantificare il transito del pianeta davanti alla stella in 19 ore. Quasi alla fine del transito, è stata rilevata una ulteriore diminuzione di luce da K1625, rivelando la probabile presenza di una luna. Il risultato, è stato ottenuto da Alex Teachey e David Kipping, della Columbia University-New York.

L’utilizzo del telescopio Hubble è molto richiesto dai diversi istituti accreditati; purtroppo, il tempo di utilizzo concesso ai ricercatori è scaduto prima che si completasse l’intero transito. Per ulteriori conferme della scoperta della prima esoluna, dovremo però ancora attendere.

Miro Bertinotti

Miro Bertinotti

Articolista & curatore della rubrica Karamelle Spaziali di Karamellenews.it