Cercasi amore vista lago: la recensione del libro

Una sorprendente conferma: così ci piace definire l’ultima opera di Virginia Bramati, per come supera le nostre fiduciose aspettative.

Ogni sua pagina è intrisa di una quotidiana emozione, colta nell’intensità di uno sguardo, nella consolazione di una parola, in una solidarietà pragmatica e disinteressata. E con questa estrema genuinità l’autrice riesce ancora una volta a farci sorridere e commuovere, in un viaggio dentro l’anima, acutamente esplorata con pochi tratti, come fosse il rapido tocco di un esperto pittore. Un viaggio tanto apparentemente semplice quanto realmente profondo.

Bianca Maffei è una trentatreenne, architetto per vocazione, propositiva vittima della perdurante crisi economica. Sensibile ed intuitiva, incarna il fascino della naturalezza, l’esempio della tenacia e una fondamentale e vivace adattabilità che le consente di prendere in considerazione soluzioni prima di allora impensate.

Una positività premiante, fulcro dell’intera narrazione. Quello della Bramati è, infatti, un romanzo costruttivo, concretamente e metaforicamente. Si costruisce all’interno dei dinamici cantieri edili. Ma soprattutto si costruisce un futuro imprevedibile, una coinvolgente storia d’amore di un candore passionale ed appassionato; si tessono nuove amicizie inattese e sincere, nel tentativo di risaldarne una decennale attraverso la preziosa inclinazione al perdono.

Così, in uno spazio ed in un tempo a misura d’uomo, nella tranquilla, ma fervida campagna brianzola, in una cittadina che non c’è o che forse è ovunque, si intrecciano esistenze apparentemente slegate fra loro. E grazie ad un’impeccabile capacità di sintesi, ogni personaggio diviene protagonista, con la propria storia nella storia.

La generosità delle ragazze di Verate, la disarmante saggezza della piccola Nuccia, il calore e l’intimità del focolare domestico, la risolutezza nell’affrontare solitudini e malattia, l’imprescindibilità degli affetti familiari. Ed il sostanziale valore di ogni individuo di cui, nell’ombra dell’ esteriore ordinarietà,  viene colta l’unicità e, pertanto, la straordinarietà.

L’autrice ci regala un romanzo raffinato, di incantevole poesia, nella descrizione sempre originale di una natura perennemente tale, così come l’essenza di quello sguardo inaspettato e di gesti attenti e colmi di tenerezza. E non manca quel pizzico di ironia e un diffuso folklore che rendono davvero perfetto l’equilibrio d’insieme.

Come l’elegante inserimento di riferimenti artistici: dalla pittura alla musica; dalla lettura al cinema. Ad arricchire giornate e personalità. Anche all’interno di case che rivelano la propria parte immateriale e che, se quelle giuste, rendono felici, mentre se disabitate, muoiono.

Ed è così che Virginia Bramati – consentitemi il riferimento alla citazione di A. de Saint Exupèry – lentamente depone dentro di noi provviste di dolcezza.

Lucia Terramoccia

 

 

Lucia Terramoccia

Articolista & curatrice delle rubriche: "Karamelle al Cinema" e "E...state in Buona Lettura di Karamellenews.it