Cerere, un asteroide in salamoia

Sul maggiore asteroide della fascia principale tra Marte e Giove, esisterebbe un oceano sub superficiale.

La presenza di Sali, soprattutto il comune sale da cucina (o cloruro di sodio NaCl) rilevata all’interno di un cratere di Cerere, fa ipotizzare che sul maggiore asteroide della fascia principale tra Marte e Giove, esistesse un oceano sub superficiale.

Lo rivela un team di scienziati che ha utilizzato uno strumento tutto italiano: VIR-MS (Visible and Infrared Mapping Spectrometer), progettato da Industrie Leonardo e presente a bordo della sonda Nasa Dawn.  Lo studio è stato pubblicato su Nature.

Non è la prima volta che, dati ricevuti da sonde dismesse da anni, svelassero fenomeni ancora ignorati dai ricercatori. La sonda Dawn (Alba) infatti, ha cessato di funzionare nel 2018 raggiungendo la quota di 35 Km dalla superficie di Cerere. Ricercatori di INAF e ASI hanno esaminato ii dati inviati dalla sonda nel periodo Giugno/settembre 2018 raccolti presso una macchia brillante posta su una sommità denominata “Cerealia Facula”, all’interno del Cretere Occator. Qui, lo spettrometro Vir ha evidenziato la presenza di Carbonato di Sodio, Cloruro di Ammonio e, soprattutto, di cloruro di sodio idrato, tutti composti che si formano in presenza di acqua liquida. L’area si sarebbe formata come percolato giunto in superficie attraverso fratture della superficie dove l’acqua, evaporando, avrebbe lasciato il deposito salino. Questa sarebbe anche la conferma che Cerere è un pianeta nano geologicamente attivo e che, come è stato confermato dallo stesso studio, sotto la sua superficie presenta un enorme bacino profondo 40 Km ed esteso per centinaia di Km.

La presenza di sale consente inoltre all’acqua di restare liquida a temperature inferiori a 0°C . “I Sali che Vir ha identificato sull’area brillante del cratere Occator sono gli stessi presenti anche nei getti di Encelado. Nel caso della luna di Saturno, questi sali si formano nell’oceano sotto la superficie e risalgono attraverso delle fratture fino alla superficie per poi essere emessi nello spazio, costituendo questi getti (plume, in inglese). Nel caso di Cerere si ritiene che i sali che Vir ha rilevato in superficie siano una chiara espressione di acqua salata presente sotto la superficie del pianeta nano stesso” ha rivelato Maria Cristina De Sanctis, ricercatrice presso dell’Istituto di Astrofisica e Planetologia Spaziali dell’Inaf di Roma, prima autrice dello studio a guida Inaf e principal investigator dello spettrometro italiano. Vir, durante la sua intensa attività ha inviato milioni di immagini, riprendendo anche Vesta, secondo asteroide per dimensione nella fascia principale. Lo strumento può fornire immagini in 864 bande spettrale dall’ UV all’IR con una risoluzione da 100 Km di altitudine, pari a 25 metri per pixel.

I risultati aiuteranno i ricercatori impegnati nello studio di pianeti, nei quali è presente acqua liquida, in un’ottica astrobiologica.

Miro Bertinotti

Miro Bertinotti

Articolista & curatore della rubrica Karamelle Spaziali di Karamellenews.it