Che cavolo ci andiamo a fare nello spazio?

Tempo fa, qualcuno mi ha fatto notare che non sempre è scontato trovare buone notizie quando si parla di scienze dello spazio. Beh, per uno come me che scrive per una testata quale Karamellenews, che pubblica solo (e quanto ne abbiamo bisogno!) buone notizie, a questo argomento dovrebbe prestare molta attenzione.

Forse sono un illuso, o forse un poco presuntuoso, ma io ho la convinzione che quando si parla di scienza in generale e di spazio in particolare, non è difficile imbattersi in “buone notizie”. La tecnologia impiegata nel settore spaziale è frutto di intensa e approfondita ricerca in innumerevoli discipline: fisica, chimica, biologia, medicina, telecomunicazioni, nanotecnologie…etc. Ora, tutti sappiamo quanto queste tecnologie si siano sviluppate proprio per essere impiegate nei programmi spaziali e quali investimenti abbiano eroso  più di un bilancio di spesa delle nazioni coinvolte nella corsa (non amo questa definizione, poi spiegherò il perché) allo spazio suscitando critiche  a volte feroci da parte dei contribuenti.

Però… Ad analizzare bene la situazione, ci si rende conto rapidamente che le ricadute positive che la ricerca spaziale genera nella vita di tutti noi, sono veramente notevoli. Si stima che le applicazioni tecnologiche derivate dalla ricerca spaziale siano trentamila, dicasi trentamila. Gli esempi si sprecherebbero, mi limiterò solo a citarne alcuni. Se oggi possiamo comunicare con uno smartphone col mondo intero e in tempo reale, lo dobbiamo alla ricerca spaziale, vogliamo sottoporci alla PET? (tomografia ad emissione di Positroni) che potrebbe salvarci la vita? Idem. TV satellitare, GPS, microtelecamere configurate col nostro tablet per controllare l’abitazione quando siamo al lavoro o in vacanza o che ci rimandano l’immagine del nostro bimbo che riposa nella sua cameretta mentre noi siamo comodamente seduti sul divano? Anche. E che dire della Robotica? Arti artificiali per amputati, esoscheletri per paraplegici Valvole cardiache? Come sopra. Per non parlare poi degli strumenti chirurgici.

Basta, mi fermo qui e penso ce ne sia abbastanza, anzi no. Devo spiegare il perché non sono d’accordo sul termine “corsa allo spazio”. Per me, ogni grande impresa è frutto di collaborazione, meglio se allargata il più possibile. A parte qualche eccezione, oggi le agenzie spaziali del pianeta tendono a collaborare in programmi comuni. Così, unendo le risorse, risulta più facile raggiungere gli obiettivi prefissati. E’ l’uovo di Colombo! Direte voi. Beh, meglio un uovo oggi che un conflitto domani. Battutacce a parte, il primo e non unico esempio di collaborazione spaziale lo abbiamo ammirato tra i due nemici storici per antonomasia: USA e Russia. Da qualche anno, gli americani utilizzano le navicelle Soyuz che scarrozzano astronauti e merci per raggiungere la stazione spaziale e tornare a casa. Recentemente ho parlato con il padre di uno scienziato italiano che lavora alla NASA che mi ha rivelato alcune interessanti curiosità. Per esempio quanto fosse importante costruire contenitori utilizzabili sia su sonde russe che statunitensi. Ora, può sembrare poca cosa, pensandoci però, fino a qualche decennio fa erano tenute in massimo segreto perfino la costruzione di viti, bulloni e guarnizioni.

Ecco, questa per me è collaborazione ed è la ricaduta più importante della ricerca spaziale. Che sia il primo passo verso la pace? Miro, sei veramente un inguaribile ottimista.

 Miro Bertinotti

Miro Bertinotti

Articolista & curatore della rubrica Karamelle Spaziali di Karamellenews.it