Cheops, la missione europea che cercherà nuovi mondi

Tra metà ottobre e metà novembre 2019, partirà una nuova missione spaziale europea alla ricerca di pianeti extrasolari. Cheops (Characterising Exoplanets Satellite) è il nome della sonda, frutto dell’impegno di un team di ricercatori di 11 paesi europei. Infatti il progetto è frutto della collaborazione dell’agenzia spaziale europea (ESA) e lo Swiss Space Office e  guidato dall’Università di Berna. Scopo della missione sarà lo studio di esopianeti dei quali già si conosce la massa, attraverso il metodo dei transiti, per misurarne dimensioni e densità così da comprendere se essi sono rocciosi o gassosi.

La costruzione del telescopio spaziale Cheops è stato affidato interamente all’Italia che lo ha realizzato nei laboratori Leonardo SpA, Thales Alenia Space e Media Lario. Il progetto invece è di ASI e INAF di Padova e Catania. La missione sarà a basso costo: 100 milioni di Euro, dei quali la metà a carico dell’ESA. La direzione della missione sarà affidata a due centri: Il SOC (Science Operation Centre) di Ginevra, che si occuperà della raccolta e dell’elaborazione dei dati dello strumento e della pianificazione delle osservazioni settimanali di Cheops. Il MOC (Mission Operation Centre) invece avrà sede in Spagna, a Torrejon, e si dedicherà al monitoraggio, alla trasmissione dei dati, alla configurazione e alle manovre di Cheops. In attesa del lancio, il team si addestrerà alle manovre della sonda, simulando anche situazioni di criticità. Dopo il lancio, i primi cinque giorni saranno dedicati alla calibratura del telescopio spaziale e alla verifica dell’attrezzatura. Poi per due mesi si procederà alle analisi delle prestazioni di cheops e ad eventuali correzioni della sua orbita.

Isabella Pagano, dell’INAF di Catania, responsabile della missione per l’Italia e project manager di Cheops, ha dichiarato che: “un interesse particolare è riservato all’uso del telescopio per trovare ulteriori pianeti con il metodo del transito, nei sistemi planetari per i quali almeno un pianeta sia stato già scoperto. Identificare sistemi con pianeti multipli e studiarne le caratteristiche è rilevante per comprendere i meccanismi di formazione ed evoluzione dei sistemi planetari”. “Inoltre il team italiano darà un contributo specifico agli studi indirizzati a comprendere in dettaglio la relazione massa‐raggio dei pianeti e utilizzerà CHEOPS anche per studiare la microvariabilità delle stelle nane rosse. Infine va ricordato che con CHEOPS saremo in grado di cercare anche oggetti minori, quali anelli planetari e lune”. Sicuramente i risultati non tarderanno ad arrivare.

Miro Bertinotti

Miro Bertinotti

Articolista & curatore della rubrica Karamelle Spaziali di Karamellenews.it