Con Terzo sapere per capire qual è il lavoro che verrà

Third millenium youth skills non è facile da masticare: tradotto letteralmente significa competenze giovanili per il terzo millennio. È stato uno dei tasselli del progetto Terzo sapere, un percorso di costruzione partecipativa in cui il tema centrale era il lavoro. In sostanza si tratta d’un kit (un equipaggiamento, ma in inglese sembra fare più effetto) in cui sono riposti gli strumenti che permettono di riconoscere e delineare i tratti caratteriali e le abilità d’un giovane per poi indirizzarlo verso il giusto percorso di formazione. Tale percorso è articolato in aree di attività: conosci te stesso, che indaga i tratti di personalità e le attitudini; verso la confidence (in italiano fiducia nelle proprie capacità); la valigia degli attrezzi, ovvero quali competenze professionali e per quale lavoro; adesso si parte, cioè le basi per creare una start up. Quattro step corredati di questionari e attività al termine dei quali viene delineato un profilo individuale.

Cambio di paradigma. La presentazione del kit, curata da Margherita Anselmi, è avvenuta a Roma durante la seconda giornata della Conferenza organizzativa che ha concluso Terzo sapere, il progetto lanciato da Anspi nel 2018 e finanziato dal ministero del Lavoro e delle politiche sociali. Un momento di riflessione sul percorso attuato, sui risultati ottenuti e sulle modalità che hanno condotto fin lì. A riepilogare quest’ultimo segmento è stata Silvia Bortolotti, incaricata del monitoraggio del progetto, ma anche la giornalista Giulia Bianconi ha offerto il suo contributo attraverso l’esperienza di RadioInBlu dove, come conduttrice, ha mandato in onda 39 pillole d’una rubrica intitolata Yes it is. Il Terzo settore in tre minuti. «Non è stato facile – ha confidato alla platea – destreggiarsi fra competenze così elevate e trasversali. Il mestiere del giornalista è quello di spiegare in modi semplici concetti a volte complessi: ci ho provato e alla fine una certa conoscenza della materia l’ho acquisita». Fra coloro che sono intervenuti alla sua trasmissione anche il presidente Anspi, Giuseppe Dessì, e alcuni dei relatori che hanno dato vita al convegno finale: Antonio Fici, docente all’Università del Molise e consulente ministeriale per la riforma del Terzo settore, Ciro Bisogno, presidente delle Pgs (Polisportive giovanili salesiane) e l’economista Stefano Zamagni, docente all’Università di Bologna, che ha offerto la sua riflessione tramite video intervista. Titolo della mattinata Giovani al cubo: terzo millennio, Terzo settore, Terzo sapere. Sempre in video hanno parlato pure l’arcivescovo di Lucca, Paolo Giulietti, che fino al 2007 fu direttore del Servizio nazionale di pastorale giovanile, e don Bruno Bignami, direttore dell’Ufficio nazionale per i problemi sociali e il lavoro della Conferenza episcopale italiana. Il tema del lavoro per le giovani generazioni si è imposto in modi drammatici poiché sono inserite in un cambio di paradigma che ha sovvertito le basi su cui si reggevano produzione e consumi. L’irrompere delle nuove tecnologie e la conseguente disintermediazione fra domanda e offerta impongono dunque un ripensamento del modo in cui sviluppare la propria professionalità.

Identità nazionale. Un segnale di speranza è venuto da Bisogno che nella riforma del Terzo settore intravede possibilità di occupazione in ambito sportivo. «Nelle associazioni – ha detto – operano parecchi volontari che possono aspirare a quel salto, che andrebbe a remunerare non solo l’impegno ma pure le competenze». Una riforma a cui Anspi ha aderito fin da quando venne delineata e che, ha ricordato Fici, l’ha portata a dotarsi d’uno statuto che può rappresentare un modello per molte realtà similari. Una riforma però, come in questi giorni denuncia il Forum del Terzo settore, che rischia di rimanere incompiuta perché impantanata nelle sabbie mobili dei cambi di governo e della macchina ministeriale: un’impasse che sta rallentando l’avvio del Runts (Registro unico nazionale del Terzo settore). Al di là di questi orizzonti poco chiari però il progetto Terzo sapere ha dimostrato la vitalità dei territori in cui si è calato. Bianconi ha raccontato di essere stata colpita dall’esperienza della Famiglia umaghese, partner di Anspi nel Friuli Venezia Giulia, costituita nel 1959 a Trieste per dare sostegno morale e materiale agli esuli che in quegli anni avevano abbandonato Umago d’Istria. Ma nella sala in cui si è svolto il convegno erano presenti, dalla Puglia alla Toscana, dall’Emilia Romagna all’Umbria, alcuni dei ragazzi e dei formatori che hanno dato vita al progetto. «Sono state coinvolte – ha concluso Dessì – una trentina di città italiane e varie associazioni a noi affini. È un successo, quello di Terzo sapere, che non si misura solo sui numeri, perché esprime e rafforza l’identità nazionale di Anspi, facilitando il concretizzarsi delle nuove iniziative previste nel 2020». Un concetto su cui ha chiosato Bianconi ricordando che «la crescita di ognuno di noi non si attua semplicemente nel lavoro, bensì nella realizzazione dell’altro accanto a noi. Perché è lo scambio di esperienze che stimola la capacità di guardare oltre e preparare nuovi traguardi».

Maria Cristina La Farina