Coronavirus, fase 2. Riscopriamo i giochi di una volta: nascondino (o rimpiattino)

Giochi in cui non occorreva nulla se non la voglia di giocare e stare con gli amici.

Il tempo della chiusura è finito quasi per tutti. Ora si potrà stare negli spazi all’aria aperta, sulle spiagge o nei parchi, soprattutto per i bambini che più di tutti hanno vissuto questo periodo con serietà e sacrificio. Perché allora non riscoprire qualcuno dei giochi di una volta, quelli in cui non occorreva nulla se non la voglia di giocare e stare con gli amici.

Da questa settimana cominciamo a ripassare un po’ quali erano.

Il più classico è ancora il nascondino. Occorrono almeno due o tre partecipanti ma più si è è più è difficile. Si fa la conta per scegliere chi deve stare alla tana per poi andare a cercare gli altri.

Ricordate le filastrocche che si dicevano quando si contava?

Ambarabà ciccì coccò
Tre civette sul comò
Che facevano”’amore
Con la figlia del dottore.
Il dottore si ammalò.
Ambarabà ciccì coccò

Oppure

Pimperepettenuse, pimperepette pam...

Una filastrocca tradizionale che mentre si contava veniva sillabata toccando i partecipanti. Colui sul quale si terminava era obbligato a contare presso la tana, a “stare sotto”. La tana era un muro, un albero: ci si appoggiava e si cominciava a contare Ad occhi fino a…un numero concordato mentre gli altri si nascondevano. Terminata la conta l’incaricato doveva cercare gli altri amici e quando ne avvistava uno doveva correre verso la tana, prima di lui, altrimenti questi si sarebbe “liberato”. Se l’ultimo nascosto riusciva ad arrivare alla Tana e dire “liberi tutti”’ si ricominciava e toccava di nuovo al medesimo contatore.

L’abilità stava nel cercare i nascondigli e nel fare allontanare il compagno che contava dalla Tana e nel riuscire a liberare tutti.Per questo gioco non occorreva nulla, solo la voglia di giocare.

Giovanna Turco

Giovanna Turco

Articolista & curatrice della rubrica Karamella Folk di Karamellenews.it