Corpus Domini e ginestre: profumo e ricordi d’infanzia

In queste sere di primavera, un profumo più degli altri evoca alla mia memoria ricordi della mia infanzia: è quello delle ginestre in fiore che i “cespi solitari intorno sparge”. Non è un ricordo triste ed esistenziale come la poesia di Leopardi, ma qualcosa che ancora oggi mi da gioia. Tra le feste che chiudono definitivamente la celebrazione del mistero di Cristo, quella che apre all’estate é il “Corpud Domini” che si celebra nel giovedì dopo la festa della Santissima Trinità o nella domenica successiva.

È anche questa una festa antica le cui origini si fanno risalire al 1200 nella gallia Belgica  quando la priora del monastero di Monte Cornelio presso Liegi ebbe una visione mistica:sognò la luna in cui m un pezzo rimaneva in ombra e interpretò ciò come la mancanza di una festa dedicata all’Eucaristia tra le feste dell’anno liturgico. La richiesta fu presentata ai vescovi e nel 1246 si celebrò la prima festa del Corpus Domini nell’ottavo della Trinità.

L’estensione della solennità a tutta la Chiesa però va fatta risalire a papa Urbano IV, con la bolla Transiturus dell’11 agosto 1264. È dell’anno precedente invece il miracolo eucaristico di Bolsena, nel Viterbese. Qui un sacerdote boemo, in pellegrinaggio verso Roma, mentre celebrava Messa, allo spezzare l’Ostia consacrata, fu attraversato dal dubbio della presenza reale di Cristo. In risposta alle sue perplessità, dall’Ostia uscirono allora alcune gocce di sangue che macchiarono il bianco corporale di lino (conservato nel Duomo di Orvieto) e alcune pietre dell’altare ancora oggi custodite nella basilica di Santa Cristina. Nell’estendere la solennità a tutta la Chiesa cattolica, Urbano IV scelse come collocazione il giovedì successivo alla prima domenica dopo Pentecoste (60 giorni dopo Pasqua). (Da Avvenire).

Cosa c’entra la ginestra con questa festa. Quando in tutte le parrocchie della città si svolgeva la Solenne processione con l’Eucaristia, noi bambini aprivamo il forte spargendo petali di fiore che in genere erano rose e ginestre.

Che bello vedere il poco traffico di macchine fermarsi, i davanzali di tutte le abitazione addobbati a festa con tovaglie candide ricamate a mano..la banda che segnava il passo suonando T’adoriam ostia di viva, t’adoriam ostia d’amor in una tonalità che solo il parroco, tenore possente, raggiungeva!

Oggi nelle città è più difficile vedere le processioni, mentre nei piccoli paesi sono rimaste insieme alle infiorate che sono distese di petali di fiori distese sulla strada percorsa dal Sacerdote con il Santissimo Sacramento. Sono veri e propri capolavori artistici. Ricordiamo quella di Genzano, forse la più antica e la più spettacolare.

Giovanna Turco

Giovanna Turco

Articolista & curatrice della rubrica Karamella Folk di Karamellenews.it