Dalla ricerca sul Parkinson nuove speranze per curare la malattia

Chi avrebbe mai detto che la malattia di Parkinson ha origine nell’intestino e magari anche nel naso? Recenti studi hanno dimostrato che esiste una progressione tra alcuni processi infiammatori intestinali e il Parkinson. “Da un punto di vista concettuale, – racconta Giulio Deangeli, giovane ricercatore originario di Este, impegnato presso le prestigiose università di Harvard e di Cambridge, con un curriculum ricco di riconoscimenti in ambito scientifico – i meccanismi del Parkinson sono intriganti, perché pieni di apparenti contraddizioni. Sembrava che la malattia fosse limitata al cervello, oggi invece sappiamo che origina nell’intestino e nel sistema olfattivo, e che si estende inesorabile all’intero organismo. Si pensava che la malattia causasse la formazione di enormi aggregati, che avrebbero provocato la morte dei neuroni. Ora pensiamo sia vero il contrario, gli ammassi proteici sono invece un meccanismo difensivo delle cellule nervose”.
Deangeli è un brillante studioso che alterna lo studio, al quinto anno di medicina presso la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, con fondamentali esperienze in primari laboratori di ricerca di fama mondiale. È stato visiting student al MIT e nelle Università di Harvard, Cambridge, Berna, Padova, Bologna, Genova, Firenze, al CNR e alla Normale di Pisa.
Nel 2016 è stato fra i 21 studenti selezionati in tutto il mondo per la borsa di studio internazionale Amgen Scholars alla University of Cambridge, ottenendo il primo premio per un suo progetto di ricerca sulla malattia di Parkinson. L’anno scorso ha ottenuto la borsa di studio mondiale HIP (Hsci Internship Program) alla Harvard University di Boston, primo e unico italiano in assoluto nella storia di questo riconoscimento.
Ma l’aspetto più sconvolgente del Parkinson – insiste Deangeli – è la sua natura aleatoria: il Parkinson inizia per un evento casuale, come si riscontra anche nei modelli biologici di invecchiamento dei tessuti del cervello. Questo lo pone al confine fra la definizione di malattia e quella di invecchiamento “normale” del cervello. La comprensione sempre più avanzata dei meccanismi fisiopatologici ci sta avvicinando a piccoli grandi passi alla possibilità di offrire una terapia efficace contro questa malattia”.
CSV Rovigo

Redazione Karamellenews

Redazione di Karamellenews.it