Enpa e Nowzad salvano dalla guerra in Afghanistan 3 gatti e 1 cane

Roma. Si chiamano Cleopatra, Reddy e Pers, sono tre gatti randagi e sono accompagnati, nel loro trasferimento in Italia, dalla cagnetta Arena, anch’essa una “trovatella”. Fino a pochi mesi fa hanno vissuto ad Herat; giovedì 19 aprile – i gatti alle 10, il cane alle 14 – atterrano all’aeroporto di Fiumicino (Roma) pronti per incontrare le loro nuove famiglie e iniziare una nuova vita. Finalmente al sicuro dalla guerra e da un territorio ostile.

Insomma, la storia si ripete, perché, sei anni dopo l’arrivo in Italia dei cani, Enpa e Nowzad organizzano un nuovo ponte aereo tra Roma e Kabul, rispondendo così a una richiesta di aiuto giunta lo scorso agosto alla presidente di Enpa, Carla Rocchi. A farla, quella richiesta, era stato uno dei nostri militari di stanza in Afghanistan, ad Herat, dove aveva creato un legame speciale con una bellissima gatta tigrata. L’aveva chiamata Cleopatra e quando poteva la coccolava, l’accudiva, le dava tutte le attenzioni di cui essa aveva bisogno. Ma di lì a pochi mesi, il papà adottivo della gatta sarebbe tornato in Italia. Per Cleopatra questo equivaleva a una condanna a morte. Il nostro militare, che ricordava quanto accaduto sei anni prima, decise così di contattare Carla Rocchi, trovando pieno sostegno.

Immediatamente, con il sostegno del progetto “Rete Solidale” e dell’Unità di Intervento Nazionale, Rocchi riapre il canale di collaborazione con Nowzad – l’associazione angloamericana che opera in Afghanistan per sostegno agli animali randagi e per il rimpatrio di quelli adottati in loco dai militari – intanto, però, si presentano altre emergenze. Clelopatra infatti non è la sola ad aver bisogno d’aiuto. Con lei ci sono anche i gatti Reddy e Pers, pure loro seguiti da un militare italiano. E c’è una cagnetta, Arena, “trovatella” e mamma di sette splendidi cuccioli. L’operazione è onerosa, ma la Enpa e Nowzad non hanno dubbi: nessuno di loro deve essere abbandonato a se stesso. E così, tra fine ottobre e i primi di novembre scatta la complessa operazione di recupero, con un volontario Nowzad che parte da Kandahar alla volta di Herat, mette in sicurezza (prima) i gatti e (poi) i cani, e li porta infine a Kabul nella struttura protetta gestita da Nowzad.

Gli animali restano lì per alcuni mesi, il tempo necessario all’osservazione veterinaria e a completare le procedure di trasferimento, mentre i genitori adottivi tornano in Italia. Ma per Arena quelle sono settimane terribili, perché cinque dei suoi cuccioli non sopravvivono a una brutta patologia. Si salvano mamma-cane e due piccoli. Poi, un pomeriggio di inizio aprile arriva il tanto atteso via libera alla partenza. Ma non per tutti. I due cuccioli restano infatti a Kabul in attesa di essere nelle condizioni di sostenere un viaggio così faticoso. Intanto Enpa ha già iniziato ad organizzare anche per loro la procedura di trasferimento.

Ringrazio di cuore Nowzad e tutte le istituzioni e le persone che ci hanno permesso di regalare un futuro a questi animali, rendendo possibile il loro trasferimento in Italia. Un ringraziamento speciale – dichiara Carla Rocchi va ai nostri sostenitori: senza il loro sostegno non avremmo mai potuto organizzare operazioni così complesse e impegnative. Non è la prima volta che affianchiamo i nostri militari per il rimpatrio di gani e gatti “adottati” mentre erano in missione. Lo abbiamo fatto con i già citati Bruno e Chiara e con altri animali in Kosovo; al governo che verrà chiedo un forte impegno per assicurare ai nostri militari in rientro dalle missioni di non dover abbandonare gli animali che in zona di missione sono stati loro fedeli compagni”.

Redazione Karamellenews

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