Essere bambini può essere un’esperienza meravigliosa o terribile

Tutti noi siamo stati bambini, e abbiamo ricordi positivi e negativi della nostra infanzia. Può darsi che qualcuno abbia vissuto delle esperienze più dure e traumatiche rispetto ad altri e si sia ritrovato in mezzo ad eventi che lo hanno segnato. Una malattia grave, la separazione dei genitori, oppure avere pessimi rapporti con i compagni di classe a scuola. Ognuno ha la propria percezione della negatività, per cui ciò che per uno è un evento trascurabile, per qualcun altro potrebbe essere estremamente doloroso. Ciò che stupisce di più perché testimonia la meraviglia e la forza dell’animo umano è la capacità innata, perfettamente incarnata dai bambini, di resistere alla sofferenza e reagire agli eventi dolorosi ponendo in essere i medesimi comportamenti che li contraddistinguono.

Quando fuori cambia qualcosa in senso negativo, dentro di loro nulla muta. L’ambiente esterno manifesta situazioni in cui si possono sviluppare disagio e dolore, il loro corpo può manifestare i sintomi di una malattia, eppure il loro animo rimane integro. I bambini riescono a conservare il loro sguardo magico sul mondo anche nei luoghi in cui gli adulti vedono e fanno proliferare l’orrore. Pensate alla famosa immagine, diventata celebre in tutto il mondo, dei bambini siriani che si tuffano in una buca nel terreno causata dalla caduta di un razzo e che l’acqua piovana aveva trasformato in una sorta di piscina. L’uomo fa la guerra e distrugge, il bambino ricostruisce subito, ritrovando umanità, normalità e magia nelle cose contaminate dalla follia e dal male.

Questa qualità del bambino viene chiamata “resilienza”, termine mutuato dalla fisica che indica la capacità di un materiale di resistere ad urti e pressioni conservando intatta la propria struttura e che in psicologia indica l’innata e naturale dote di resistere ai traumi, di rialzarsi dopo una difficoltà o un evento doloroso e andare avanti. Questa qualità si manifesta principalmente nei bambini ma dato che anche quando cresciamo una parte bambina continua a vivere dentro di noi, possiamo attingere a questa facoltà anche da adulti e sfruttare questa risorsa per affrontare un evento doloroso o una difficoltà che sta turbando la nostra esistenza. In ogni istante possiamo recuperare quel senso di stupore e meraviglia che provavamo da bambini e applicarlo nel quotidiano così da contrapporre il bene al male, il positivo al negativo, la gioia al dolore, così da illuminare e ripulire quella oscurità.

Dopo l’esperienza di ieri, ho avuto la chiara percezione di ciò. Faccio volontariato in ospedale con AVO (Associazione volontari ospedalieri). Sono stato chiamato per svolgere servizio nel reparto pediatria in collaborazione con un’altra associazione che sta portando avanti un progetto che prevede incontri settimanali con i bambini ricoverati nel reparto per fargli svolgere attività ludiche e ricreative. Colorare, disegnare, ritagliare cartoncini. Dovevamo fargli fare ciò, ovvero ciò che non ti aspetti di trovare in un ospedale. Inizialmente ero perplesso, il fatto di giocare in un ambiente ospedaliero mi sembrava irrispettoso nei confronti di persone che soffrono, una manifestazione di insensibilità e mancanza di empatia rispetto al dolore umano, ma mi è bastato poco per ricredermi. Ieri ho visto bambini malati (alcuni gravemente) dare una grande lezione di vita a noi adulti. Ho visto sorrisi, ho percepito entusiasmo, gioia di vivere, desiderio di condividere quella gemma di felicità con il bambino accanto, in un unico, magico girotondo di suoni e colori che è poi la vita. Ho udito risate, ho visto vitalità nei loro occhi. E ho ritrovato il bambino che è in me.

Quella forza, quella magia, che è dentro ognuno di noi. Per sempre.

Arsenio Siani – volontario AVO Siena