Extrasolare: scoperti due ‘gemelli diversi’

Nonostante la meritata pensione raggiunta il 30 ottobre 2018, il telescopio Kepler continua a rivelarci nuovi pianeti extrasolari grazie all’analisi della mole dei suoi dati ancora da studiare. Questa volta, in collaborazione con il Telescopio Nazionale Galileo che sorge alle isole Canarie, dal cilindro di Kepler sono usciti due pianeti gemelli ma… diversi, denominati Kepler 107 c e 107 b. Ad individuare gli stani gemelli è stato Aldo Bonomo dell’Osservatorio di Torino e la notizia viene pubblicata su Nature Astronomy.

Gemelli diversi perché hanno la stessa dimensione ma differente composizione. In realtà, attorno alla stella Kepler 107, distante da noi 1.700 anni luce, orbitano a distanza molto ravvicinata dalla loro stella ben quattro pianeti dei quali due sono superterre. Gli altri due pianeti sono K107 d e K 107 e. Le osservazioni hanno richiesto tre anni e sono state condotte col metodo dei transiti, dove i pianeti vengono scoperti grazie alla diminuzione della luce emessa dalla stella quando essi le passano davanti.  Le loro masse sono invece state calcolate con il metodo delle velocità radiali, cioè calcolando lo spostamento della stella causata dall’attrazione gravitazionale prodotta dal o dai pianeti. “E’ stato un grosso sforzo osservativo che ha condotto ad una importante scoperta” ha rivelato Mario Damasso dell’INAF di Torino. Infatti la scoperta aiuterà ad aumentare la conoscenza dei pianeti di piccola taglia orbitanti attorno a stelle lontane, come ad esempio lo studio del fenomeno dell’erosione totale o parziale della loro atmosfera causata dal forte irraggiamento   prodotto dalla stella. Si ipotizza inoltre che i due esopianeti si siano formati lontano dalla loro stella e siano poi migrati verso di essa.

Tuttavia il problema era di cercare di capire il motivo della loro differente composizione. K 107 c, il più vicino alla stella, presenta un nucleo più denso di quello di K 107 b e composto per il 70% da ferro e dal 30% da silicati; esattamente il contrario della Terra. L’ipotesi più accreditata potrebbe essere quella dell’impatto frontale tra una cometa e K 107 c, poco dopo la formazione di quest’ultimo, lo avrebbe privato del suo mantello composto da silicati, magnesio, ossigeno e roccia, lasciandogli solo il nucleo ferroso. Se ciò venisse confermato, ci troveremmo davanti alla prima catastrofe cosmica osservata fuori dal sistema solare, dove, eventi analoghi, si sono verificati in passato interessando Mercurio (composto in massima parte da ferro), la Luna, nata da un impatto di un protopianeta denominato Theia con la Terra, e Urano che possiede un asse di rotazione inspiegabilmente troppo inclinato.

Decisamente, il cosmo è un luogo molto tranquillo…

Miro Bertinotti

Miro Bertinotti

Articolista & curatore della rubrica Karamelle Spaziali di Karamellenews.it