Gio Ponti. Il Monastero del Carmelo tra le più belle chiese degli ultimi 50 anni

Il luogo dove voglio portarvi oggi non è un santuario, e non è neppure molto lontano da dove sto scrivendo. È un luogo a cui sono particolarmente affezionata anche se sono passati molti anni da quando lo frequentavo regolarmente.

Risalendo le colline di Sanremo, verso la frazione di Coldirodi, dopo un tornante si incontra un edificio bianco, immerso nel verde e che sembra essere scampato alle speculazioni edilizie che negli anni hanno segnato queste zone.

Prendendo una deviazione e poi un’altra ancora, ci si trova davanti ad un cancello, che rimane aperto in determinate ore del giorno. Oltre…la quiete. Entrando, sulla destra, un edificio bianco con finestre e rifiniture in ferro, osserva con pazienza la città di Sanremo che cambia negli anni, ma mantiene intatto il suo fascino.

È il Monastero di Sant’Elia, noto come monastero del Carmelo, dove da più di sessant’anni, sale al cielo incessantemente la preghiera della monache di clausura dell’ordine delle carmelitane scalze.

Questa Chiesa ha fatto parte della mia infanzia: fu inaugurata nel 1958 e, seppure, vagamente, ricordo la visita che ci fecero fare per tutto l’edificio, anche là dove ora vivono le monache ed è clausura. Era una costruzione modernissima, per quel tempo, un’opera dell’architetto Gio’ Ponti di fama internazionale.

Per quindici anni, ogni domenica ho partecipato alla Santa Messa; prima della riforma liturgica, l’altare era già rivolto verso i fedeli, e questa era una novità assoluta. Le monache con voci angeliche cantavano tutta la messa, ancora in latino, ed io, appena fui in grado di leggere, seguivo sul mio messale. E poi potevamo vedere queste donne in viso, perché la Chiesq aveva una grande sta sa laterale, un’altra chiesa, da cui le monache assistono alla messa.

Con tempo imparai a conoscerle e, al termine della messa, mi fermavo a salutare.

Ho partecipato a liturgie particolari, alla professione di alcune di loro, alla messa celebrata con rito ortodosso. In occasione della Festa della Madonna del Carmelo – il 16 luglio – le suore che avevano l’incarico di mantenere i contatti con l’esterno, organizzavano momenti di festa, alle quali noi bambini della zona, potevamo partecipare anche di sera.

Anche quando non frequentavo più il monastero, ma partecipavo alla vita pastorale nella chiesa parrocchiale, il Monastero è rimasto un punto di riferimento per la vita spirituale della città.

Sono passati gli anni, cambiati i tempi, ma il Monastero è sempre là e la domenica mattina, alle 11 viene celebrata la messa. Nei mesi estivi è molto affollata, ma in quelli invernali, c’è poca gente e l’atmosfera è ancora più mistica.

Fin’ora ho parlato dei miei ricordi, ma questo luogo è un’originale opera di Gio Ponti, una delle più belle chiese degli ultimi cinquant’anni.

Lascio perciò la parola al sito “Monastero del Carmelo al Bonmoschetto – Gio’ Ponti:

Protagonisti di quest’architettura i candidi muri, nel loro contatto con il verde e il cielo. Cuore di quest’architettura, la cappella, trasparente-non trasparente, che poeticamente si colloca fra ciò che è esterno e ciò che è interno al convento. (Non ha pareti ma quinte: per chi guarda da fuori appare chiusa, per chi guarda da dentro appare aperta: aperta su un esterno fiorito e verde, ma a sua volta chiuso, cinto da muro- il sagrato.) Un altro cuore è il chiostro: è al centro del convento, senza più trasparenze, e il suo portico ha, per colonne, leggere croci in legno. Il legno porta agli interni: non c’è che legno, ceramica, muro, nelle celle, nel refettorio, nel coro.I tre anni di durata del lavoro hanno visto un (indimenticato) bellissimo dibattito fra le Suore e l’Architetto, su che cosa è un convento e su che cosa è un’architettura“.

Si arriva al Convento sia uscendo dall’autostrada A10 a Sanremo ovest, n cinque minuti, sia dalla città, imboccando Via Padre Semeria. Pur essendo in una città turistica e movimentata come Sanremo, è veramente un’oasi dove ritemprare lo spirito.

Giovanna Turco

Giovanna Turco

Articolista & curatrice della rubrica Karamella Folk di Karamellenews.it