Gioele Ballarò in Tanzania “Ho ricevuto più bene di quello che ho dato”

Catania. “Sono andato per aiutare e per fare del bene agli altri però ho ricevuto più di quello che ho dato”. Così  lo studente ventiduenne di medicina Gioele Ballarò racconta a Karamellenews la sua straordinaria esperienza umana, quella che gli ha cambiato la vita. Tutto ha preso forma quando l’esigenza di partire, di vedere l’altra faccia della medaglia ha iniziato a palpitare forte in lui “Cercavo un contatto, poi ho conosciuto Don Salvo Guerrera, mi è piaciuto e ho deciso di andare in TanzaniaSono partito, ho visto la loro povertà, il loro sorriso e ho pianto. Un’esperienza molto viva, forte e concreta: ho lavorato in un dispensario in provincia di Uscirombo regione del lago Vittoria, in mezzo al nulla. Ho trovato persone che sorridono per quel poco che hanno e non si lamentano di ciò che manca”.

Persone ti ospitano, ti sorridono e ti festeggiano. Vivono l’ospite e hanno un piacere profondo ad accogliere, capacità di dare che noi occidentali abbiamo perso. “Ho colto l’amore che hanno per questo sacerdote che ha costruito e continua a costruire insieme a loro, pozzi e scuole, si spende per gli altri“.

L’obiettivo del progetto Tanzania del Guerrera punta ai giovani e alla cultura che sono la chiave per lo sviluppo di un paese che ha bisogno di un nuovo inizio. Salvo Guerrera da 16 anni ha lasciato tutto e il suo progetto è la scuola per orfani “Upendo Katika Matendo” che nasce con un duplice scopo: da una parte, togliere i ragazzi dalla strada, dall’altra insegnare loro a pensare in modo nuovo e funzionale ad un progresso, a costruire un futuro per se stessi e per gli altri. Il progetto prevede, oltre alla scuola per orfani, anche una sala riunioni, capannoni attrezzati per scuole professionalizzanti, falegnameria e sartoria, una scuola per maestri, un consultorio per le donne. Quando tutto questo sarà finalmente realizzato, la scuola potrà auto-sostenersi senza dipendere da interventi esterni, per muovere un’economia locale, con un’ottica in cui l’assistenzialismo è solo un mezzo per raggiungere l’autonomia.

Ho visto con quanta facilità si possono aiutare gli altri, e si inizia a farlo, sia poi difficile stare fermi perché questo bene di avvolge e ti porta inevitabilmente agli altri” conclude il giovane che dall’Italia organizza serate per raccolta fondi da mandare in Tanzania dove promette di tornare.

Alessandra Camia

Grazie a tutti per aver reso possibile tutto questo! Che questo breve video possa essere di incoraggiamento per continuare a lavorare insieme o per iniziare a farlo. Grazie!"Le mani che aiutano sono più sacre delle bocche che pregano"

Pubblicato da Progetto Tanzania su lunedì 12 febbraio 2018

Alessandra Camia

Articolista & Responsabile amministrativo di Karamellenews.it