Gioia, colori, luci e…cibi nelle feste dei defunti in giro per il mondo

Non si può terminare questo excursus sulle tradizioni legate alla Commemorazioni dei Defunti senza ricordare il Dia dos muertos Messicano. Una festa che si trova in tutto il Messico ma che vede, in alcune zone, celebrazioni particolari anche pubbliche, fatte di sfilate, eventi specifici. Questa festa non va assolutamente confusa con Halloween anche se ci si traveste da scheletri o si regalano teschi di zucchero o cioccolato; infatti risale al periodo pre ispanico ed è un momento gioioso, dove non c’è l’aspetto lugubre e il terrore. Il Dia dos muertos è una festa familiare in cui nella notte tra l’1 e il 2 novembre i defunti passano “il ponte” dell’aldilà e si uniscono ai propri cari, solo, però, se le loro foto sono esposte sugli altari preparati nelle case insieme al cibo.Su questi altari non devono mancare, inoltre, i cibi preferiti dai Defunti della famiglia, poi il Pan de Muertos, dolce tipico delle feste; le candele, che restano accese tutta la notte; i Cempasuchil, fiori arancioni che addobbano anche tutte le vie delle città; le Calaveritas de azucar, cioè i teschi di zucchero esposti in gran quantità che rappresentano la vita e non la morte; i panel picado, rettangoli di carta finemente ritagliati da tutta la famiglia.

Non si può dimenticare un protagonista di questa festa: la Catrina, vero e proprio simbolo del Messico. Si tratta di uno scheletro di donna che fu ideato da José Guadalupe Posada e poi vestito dal famoso moralista Diego Rivera, marito di Frida Kahlo. Lo si trova vestito con ricchi abiti e ornamenti. In Messico le celebrazioni cominciano dal 25-28 ottobre e terminano il 2-3 novembre; il 28 vengono ricordati coloro che sono morti in un incidente o per cause improvvise o viole e te, il 29 le famiglie ricordano i cari morti per annegamento, il 30 è dedicato al benvenuto o ricordo di tutte le anime solitarie o dimenticate che non hanno una famiglia che li ricordi, tra cui gli orfani, i carcerati, chi non ha lasciato discendenti. Il 31 i messicani onorano coloro che non sono mai nati o morti senza il battesimo; il 1 novembre è dedicato ai bambini defunti, i piccoli angeli; infine tra l’1 e il 2 per tutta la giornata le famiglie danno il benvenuto ai loro cari defunti. (Il Dia dos muertos è stato proclamato dall’Unesco Patrimonio culturale dell’umanità)

Anche in altre parti del mondo, la commemorazione dei defunti assume carattere gioioso e colorato.

Ricordiamo ancora l’India, dove tale festa si chiama Diwali, festa delle luci perché vengono accese delle lampade per riportare in vita il sole “morente”; nel quinto giorno di questa festa le sorelle preparano il cibo e un buon bagno per i fratelli per ricordare i due fratelli da cui ebbe inizio l’umanità. I morti sono festeggiati ai primi di aprile. Si chiama Qingming (“splendente”). In quell’occasione i cinesi si recano a ripulire dalle erbacce le tombe degli antenati. Si celebrano i morti, quindi e, visto il periodo, anche l’arrivo della primavera. Che viene festeggiato con grandi picnic e gare d’aquiloni.

In Giappone i morti vengono festeggiati in luglio. Il periodo è quello dell’O Bon, che si apre con il kama buta tsuitachi, “il primo coperchio della marmitta“. Infatti il mondo degli Inferi è paragonato ad un enorme calderone che, in quei giorni, viene scoperchiato per permettere alle anime di risalire nel mondo dei vivi. Si racconta che, appoggiando l’orecchio al terreno, non sia difficile sentirne le voci. In segno di benvenuto lungo la via del cimitero vengono accesi dei fuochi e le tombe sono ripulite. Anche in questo caso ci sono i buoni e i cattivi.

Ci fermiamo qui. Il nostro viaggio potrebbe continuare ancora perché ogni luogo ha tradizioni specifiche. È bello, comunque, sottolineare come questa festa sia piena di gioia, colori, luci e…cibi.

Giovanna Turco

Giovanna Turco

Articolista & curatrice della rubrica Karamella Folk di Karamellenews.it