Giove fa il botto

Potrebbe avere 600 lune. Nel 2018 erano 79.

Una notte di quasi 400 anni fa, Galileo Galilei puntò il suo telescopio, da poco potenziato, verso Giove. Era  il 7 gennaio 1610, data destinata a rivoluzionare la scienza del cielo. Quello che egli vide furono quattro pallini luminosi nelle vicinanze del più grande pianeta del sistema solare. Si accorse anche che quelle “stelline” sembravano orbitare attorno a Giove. Ne ebbe la conferma 3 giorni dopo, il 10 gennaio; Galileo aveva appena scoperto le prime lune di un pianeta che non fosse la Terra.

I quattro satelliti vennero denominati dallo scienziato pisano “Medicei” in onore del Granduca di Toscana Cosimo II. In seguito venne dato ad ognuno di essi un nome legato alla mitologia greca legata al dio Giove: Io, Ganimede, Europa e Callisto. La loro natura venne svelata per la prima volta dalle sonde NASA Voyager.

In seguito altre missioni si sono spinte fino a Giove (Sonda Galilei, Pioneer 10 e 11, etc) regalandoci immagini e informazioni fondamentali per conoscere meglio questo gigante gassoso.

Dopo 400 anni, il telescopio Canada France Hawaii Telescope, uno strumento infinitamente più potente di quello utilizzato dal Galileo, che osserva nella banda ottica e nel vicino infrarosso, ha permesso ad un gruppo di astronomi canadesi di ipotizzare che le lune gioviane aventi un raggio maggiore di 400 metri, potrebbero essere addirittura 600. Edward Ashton, Mattew Beaudoin e Brett Gladman della British Columbia University, analizzando i dati di osservazioni eseguite nel 2010 in una piccola area di cielo nei pressi di Giove, hanno potuto estrapolare il numero di lune che potrebbero essere presenti. I dati sono ora in attesa di conferma. La ricerca è stata presentata all’Euro Planet Science Congress 2020. Sono stati inoltre osservati 52 oggetti irregolari che non possono essere considerate vere e proprie lune. Infatti, a differenza di quelli definiti “regolari”, che si formano per accumulo di materiale dal disco in rotazione, gli irregolari sono oggetti catturati dalla gravità del pianeta. Già nel 2017, di questi ultimi ne erano stati individuati 12 che si andavano ad aggiungere ai 71 già osservati in precedenza.

Gli scienziati pensano anche che attorno a tutti i giganti gassosi orbitino un numero pressoché uguale di satelliti. Attendiamo curiosi gli sviluppi della ricerca. D’altronde, non è una novità: il bello dell’astronomia è che non finisce mai di stupire con le sue continue scoperte.

Miro Bertinotti

Miro Bertinotti

Articolista & curatore della rubrica Karamelle Spaziali di Karamellenews.it