Grazie Kepler, ci hai fatto sognare e sperare di non essere soli

In questa rubrica, ci siamo spesso occupati del telescopio Spaziale Kepler della NASA. Grazie alle sue osservazioni, fatte nell’arco di un decennio, oggi sappiamo che attorno al 50% delle stelle visibili orbitano pianeti più o meno massicci. Alcuni di essi sono rocciosi, quindi simili alla Terra, e orbitano nella “fascia di abitabilità”, dove l’acqua si presenta allo stato liquido. Considerando che la vita, come la conosciamo noi è condizionata dalla presenza di acqua, l’ottimismo risulta scontato. Ora però, come tutte le cose belle (De André ce lo ricorda), anche per Kepler è giunto il momento di ritirarsi dall’attività.

Lanciato il 6 maggio 2009 da Cape Canaveral, si è posizionato in orbita intorno al Sole ad una distanza quasi uguale a quella terrestre. Da lì, ha fatto scoperte straordinarie: 2.600 esopianeti accertati, altri 2.900 possibili pianeti da confermare. Per la loro ricerca, Kepler ha utilizzato il metodo dei transiti e sfruttato il fenomeno relativistico delle “lenti gravitazionali”. In quasi dieci anni il telescopio spaziale ha osservato più di 500.000 stelle in una ristrettissima area del cielo, tra le costellazioni del Cigno e della Lira. Nel 2012 e poi nel 2013, Kepler ha subito il guasto di due dei suoi quattro giroscopi, strumenti indispensabili per poter mantenere un preciso allineamento del bersaglio in cielo. Ma anche con i due giroscopi superstiti, i tecnici della Nasa hanno fatto miracoli. La missione è ripresa col nome K2, portando un netto miglioramento nelle osservazioni, passando dalle circa 150.000 stelle osservate a più di 500.000.

La durata della missione era prevista in 3-6 anni. Curiosamente, il serbatoio per l’Idrazina, propellente solido utilizzato da Kepler per le manovre di spostamento e puntamento, poteva contenerne una quantità ben maggiore del previsto. Così il telescopio è andato in orbita con 12 Kg di idrazina, quantità che gli ha permesso di allungare la sua esistenza. Ora il carburante si è esaurito e Kepler è andato in pensione.

Ma la Nasa ha già pensato al futuro con la missione Tess, della quale abbiamo già parlato qui. Ringraziando Kepler per i preziosi doni che ci ha regalato, attendiamo il lancio del nuovo supertelescopio Nasa Jwst, suo vero erede nella ricerca di nuove terre.

Miro Bertinotti

Miro Bertinotti

Articolista & curatore della rubrica Karamelle Spaziali di Karamellenews.it