Hoinga, il resto della Supernova

L’energia prodotta dall’esplosione di una Supernova è pari a 200.000 miliardi di miliardi di quella rilasciata dalla bomba atomica di Hiroshima.

Le stelle molto grandi, con massa di almeno 8 volte quella solare, terminano la loro vita con un’enorme esplosione che genera una Supernova, un evento tra i più energetici di tutto il cosmo. Sorprendente è che tutto quello che ci circonda, noi compresi, è composto dal materiale sintetizzato dalle Supernovae. Diceva l’astrofisico Carl Sagan (1934-1996): “We are Starstuff Pondering the Stars” (Siamo Materia Stellare che Medita sulle Stelle).

Grazie ad una collaborazione scientifica che studia la Via Lattea in differenti lunghezze d’onda, astronomi del Max Plank per la Fisica Extraterrestre guidati da Werner Backer, hanno identificato nella banda RX il più esteso resto mai scoperto di Supernova nella nostra Galassia. L’osservazione è stata effettuata col telescopio eRosita e i dati sono stati confrontati e confermati da quelli archiviati in 10 anni di studio nella banda radio. Commenta Luciano Nicastro, ricercatore Inaf di Bologna: “Il telescopio a raggi X eRosita è in grado di scandagliare con grande sensibilità l’intera volta celeste ogni 6 mesi, cosa che lo rende unico nel suo genere e permette di osservare oggetti e fenomeni che altri telescopi, anche più potenti, difficilmente riescono a fare. Hoinga ne è la dimostrazione”Hoinga è il nome medievale della città di Bad Honningen città natale di Werner Backer che rivela “Siamo rimasti molto sorpresi dal fatto che il primo resto di supernova sia spuntato subito”.

Le stelle, durante la loro vita trasformano, attraverso reazioni di fusione nucleare al loro interno, elementi leggeri come idrogeno ed elio via via in altri più pesanti come ossigeno e carbonio fino a giungere al ferro. Le reazioni nucleari producono energia espansiva che contrasta la gravità che tenderebbe a far collassare la stella mantenendo il sistema in perfetto equilibrio. Giunti alla produzione di ferro, le reazioni di fusione si arrestano perché, anziché produrre energia, il processo la richiederebbe. A questo punto la stella, mentre collassa su sé stessa arrivando a densità inimmaginabili, espelle i suoi strati più esterni nel mezzo interstellare. Il nucleo quindi arresta bruscamente la sua contrazione generando un’onda d’urto spaventosa verso l’esterno che, scontrandosi con il mezzo interstellare ricco di elementi pesanti precedentemente scaraventati all’esterno dalla stella morente, produce gli elementi più pesanti della tavola degli elementi. In realtà esistono anche supernove dette Ia (uno a) generate da stelle più piccole, dette Nane Bianche, che esplodono dopo aver “scippato” materiale da una stella compagna in un sistema binario. Le “I a” sono utilizzate per determinare le distanze cosmiche. Infine, quel che resta del nucleo di densità infinita, genera una stella di neutroni o, se l’astro è molto massiccio, un buco nero.

Nella Via Lattea si verifica un’esplosione di supernova ogni 30-50 anni e il fenomeno resta osservabile per qualche mese mentre i suoi resti sono visibili per circa 100.000 anni. Di essi, ad oggi se ne conoscono circa 300.

Miro Bertinotti

Miro Bertinotti

Articolista & curatore della rubrica Karamelle Spaziali di Karamellenews.it