“Hotel Transylvania 3 – Una vacanza mostruosa”: la recensione del film

L’incipit del film, ambientato durante il secolo scorso, ritrae i mostri in una movimentata fuga dal più accanito nemico dei vampiri, Van Helsing, una buona volta definitivamente sconfitto (ma i risvolti inattesi sono dietro l’angolo). Segue il passaggio ai nostri giorni con la fraintesa necessità di riposo per un conte Dracula, in realtà sconfortato e distratto dall’affannosa e segreta ricerca dell’anima gemella.

Ed è così che la generosa figlia Mavis decide di offrire un periodo di svago al proprio padre ed ai loro più cari amici. Un volo aereo comicissimo è preludio del viaggio principale: la vacanza mostruosa di cui al sottotitolo, che ci regalerà incessanti risate.

Se già i precedenti capitoli della saga ci hanno invitato a svincolarci da ogni forma di pregiudizio a vantaggio di valutazioni più oggettive che prescindano da luoghi comuni consolidati nel tempo, questo film lancia altresì un messaggio fondamentale sul valore del perdono e di ogni singola vita, al di là di qualsiasi differenza.

Fra gli scintillii, i banchetti e le inusuali tappe della lussuosa crociera, il regista Genndy Tartakovsky, inoltre, inserisce quasi in sordina frammenti meditati sul bisogno di condivisione, sull’impegno coniugale, sui delicati equilibri familiari. Ed anche sull’incontrollabile e deleteria dipendenza dal gioco. Il tutto in un geniale turbinio di scene esilaranti.

Troviamo irresistibile l’ultracentenario Vlad che ammalia un gruppetto di racchie e goffe streghe, gli esausti lupi mannari Wayne e Wanda, genitori di una nutritissima e scatenatissima cucciolata, la mimica facciale della palla utilizzata per un’avvincente partita di “palla mostro”, la raccomandazione pacata e poi l’ordine perentorio di Eunice, la moglie di Frankenstein, di non sciuparle i capelli in piscina.

Una fantasia inesauribile: il Triangolo delle Bermude geometricamente identificato, colmo di relitti impilati, mostri di ogni forma e colore; un cucciolo di cane di gigantesche dimensioni, compagno insostituibile.

Ed in primo piano la romantica evoluzione di  un amore a prima vista fra Drac e l’umana Ericka, attraente capitano della nave. Un colpo di fulmine che gli esuberanti mostri definiscono “zing”: quell’affinità che, forse, può  riproporsi una seconda volta nel corso della vita. Tuttavia occorre prestare attenzione alle apparenze che, in questo caso non soltanto metaforicamente, ingannano. A margine della vivace compagnia, c’è un unico individuo davvero pauroso e inizialmente addirittura ripugnante e non è un mostro da sempre, almeno esteriormente.

L’iperbolica e spumeggiante danza collettiva verso il finale della pellicola è una vera e propria ode alla musica e all’energia positiva che riesce a sconfiggere la cieca ostilità ed ogni tentativo di insensato condizionamento. Movimento e ritmo coinvolgenti per tutti.

Il doppiaggio italiano è stato affidato a Claudio Bisio e Cristiana Capotondi, rispettivamente perfette voci dei protagonisti Drac e Mavis.

Lucia Terramoccia

 

Lucia Terramoccia

Articolista & curatrice delle rubriche: "Karamelle al Cinema" e "E...state in Buona Lettura di Karamellenews.it