“I segreti del dottor Laennec” di Luca Pratticò: la recensione del libro

Un romanzo magnetico ed inconsueto che ci accompagna alla condivisione di molteplici e ponderate considerazioni sull’animo umano e sulla complessa convivenza fra individui. Lo stile di Luca Pratticò è autentico, sempre efficace, dialogato con realismo e ricchezza di contenuti.

Traendo spunto da fonti storiche, in particolare l’invenzione dello stetoscopio da parte del medico francese René Laennec vissuto fra il XVIII e il XIX secolo, il racconto si snoda attraverso il viaggio concreto ed introspettivo del giovane giornalista Carl Bousson, incaricato di redigerne la biografia.

Una religiosità rigorosa, un’opinabile interpretazione di equilibrio, il perenne divario fra ceti con una lotta di classe pretestuosamente e violentemente estremizzata e strumentalizzata, sono alcuni dei temi che consentono al protagonista e, assieme a lui, al lettore, di meditare lungo un costruttivo percorso di conoscenza personale e sociale, in un passaggio da una mediocre percezione di sé al coraggio dell’iniziativa.

Di disarmante attualità, il libro rappresenta un’apologia dell’unicità di ciascuna persona, un invito al distacco dall’impazienza e ad una più attenta osservazione del prossimo e del creato, con una personificazione di emozioni e sentimenti negli elementi e nei colori di una natura consolatrice.

L’autore si sofferma sulla frustrazione di un’onestà impotente di fronte all’ingiustizia diffusa, alle influenze negative del potere politico e ai conseguenti biasimevoli compromessi ed invidie ad esso legati, contrapposti ai princìpi di un’inattaccabile integrità morale che persiste nel tentativo di incanalare la collera in modo costruttivo: “meglio abbellire l’anima, che per quella si può lavorare fino alla fine”.

Un racconto di vita in cui, con grande spontaneità e inappuntabile consequenzialità, si delineano momenti di malinconia e dolore, di amore, di passione ed entusiasmo per una professione comunque gratificante e la descrizione della realizzazione di un sogno, fra brevi inserimenti filosofici sul concetto di libertà e riferimenti pedagogici sull’educazione e sul fondamentale e prioritario ruolo dell’infanzia.

La cornice sostanziale di questo cammino in cui viene anteposta l’umanità alla scienza, è costruita tramite l’espressività conferita alla pittura, il significato attribuito alla mitologia classica, la scelta dell’utilizzo finale della forma epistolare, la più commovente, priva di filtri e, in conclusione, la consapevolezza esternata del valore terapeutico della scrittura: “continuate a scrivere…piuttosto solo per voi e per il piacere di scrivere, ma continuate a scrivere; cercate di sentire la libertà che nasce dal vostro calamaio e permeate le parole dei vostri libri con i più alti ideali”.

Lucia Terramoccia

 

Lucia Terramoccia

Articolista & curatrice delle rubriche: "Karamelle al Cinema" e "E...state in Buona Lettura" di Karamellenews.it