Il Buco Nero dei record

Un team di ricercatori guidati da Jifeng Liu, scienziato dell’Accademia Cinese delle Scienze, ha scoperto, a 15.000 anni luce dalla Terra, un buco nero (denominato LB-1) avente una massa pari a 70 volte quella solare. La notizia, pubblicata su Nature e riportata anche da numerosissimi media, ha suscitato molta curiosità perché un buco nero di quelle dimensioni, stando a quanto affermato dalle attuali teorie dell’evoluzione stellare, semplicemente non dovrebbe esistere.  Infatti, LB-1 possiede una massa da 4 a 5 volte quella limite per oggetti di questo tipo. Allo studio hanno partecipato, oltre alla Cina, scienziati statunitensi, australiani, olandesi, polacchi e spagnoli. Un ruolo di rilievo l’ha avuto anche l’Italia col coinvolgimento di Mario Lattanzi dell’INAF di Torino.

Al risultato si è giunti osservando la variazione dello spettro luminoso di una debolissima stella (di massa 8 volte quella solare) trovando che essa descrivesse un’orbita della durata di 79 giorni attorno ad un oggetto invisibile identificato poi come Buco Nero. Siamo quindi davanti ad un sistema binario. Questa tecnica di osservazione era stata già proposta da John Mitchell nel 1783. Ma solo oggi si è potuta pienamente realizzare grazie ai moderni strumenti.

Solitamente, si evidenzia la presenza di un buco nero quando questo strappa materiale alla stella compagna perché si ha emissione di raggi X. Quando invece la stella orbita semplicemente attorno al buco nero, questo resta invisibile. “Questa scoperta ci costringe a riesaminare i nostri modelli su come si formano i buchi neri di massa stellare” ha dichiarato David Reitze dell’Università della Florida. Tutto è stato possibile utilizzando il telescopio Lamost (Large Sky Area Multi-Object Fiber Spectroscopic Telescope) situato a Xinglong (1.000 metri di altitudine), a Nord Est di Pechino, che studia stelle che orbitano attorno a oggetti invisibili. Grazie al suo specchio di 4 metri di diametro, lo strumento può osservare simultaneamente più stelle. In due anni Lamost ha effettuato 30 misurazioni della velocità radiale di ognuna delle circa 3.000 stelle esaminate. Se un astro possiede velocità radiali ma non si osserva la stella compagna, la conclusione è che siamo dinanzi ad un buco nero. La conferma è poi venuta grazie alle osservazioni dei telescopi Gran Te Can alle isole Canarie, Keck, alle Hawaii e al satellite ESA Gaia. “Vogliamo scoprire numerose dozzine di buchi neri, le popolazioni di questi oggetti in tutta la loro varietà e comprendere meglio le fasi finali della vita delle stelle massicce”, dice Liu. Tuttavia, precedenti indizi sull’esistenza di buchi neri supermassicci si erano avuti grazie alla scoperta delle onde gravitazionali prodotte dalla loro collisione effettuate dagli strumenti Virgo e Ligo. Nella Via Lattea si stima vi siano circa 250 miliardi di stelle e 100 milioni di buchi neri, la maggior parte dei quali con massa fino a 15 volte quella solare. Di questi ultimi, circa 4.000 hanno una stella che li accompagna.

NB: Esistono due tipi di Buchi neri:

A) Quelli con massa massimo 20 volte quella del Sole originati da stelle esplose in supernove (buchi neri stellari);

B) quelli con massa miliardi di volte quella del Sole che si trovano al centro delle galassie (quello al centro della Via Lattea è denominato Sagittarius A). La loro origine è ancora dibattuta.

Miro Bertinotti

Miro Bertinotti

Articolista & curatore della rubrica Karamelle Spaziali di Karamellenews.it