Il nostro lockdown comparato alla peste di Albert Camus

Un’opportunità per renderci conto delle cose importanti.

Purtroppo anche qui in Austria i numeri degli infettati con il Covid stanno salendo esponenzialmente così che dal 17 novembre al 6 dicembre il governo ha deciso di richiudere tutto, le scuole, i negozi, eccetto quelli indispensabili e di farci restare a casa tutti quanti, eccetto per andare a sgranchirsi le gambe, al lavoro e a fare la spesa. Queste precauzioni sono indispensabili per la nostra salute e per il mantenimento dei letti per terapia intensiva negli ospedali, così da poter evitare una Triage.

Tanti, purtroppo, non credono ancora che tantissime persone finiscono in ospedale per via del virus e si lamentano dicendo che il governo lo fa apposta per tenere la società sotto controllo, per sottoporli al loro potere. Invece il Covid è veramente una malattia seria, dato che si tratta di un virus nuovo che ancora non conosciamo e per di più che non possiamo ancora curare adeguatamente.

Forse ognuno di noi dovrebbe rileggere il romanzo di Albert Camus “La peste“. Anche se il Covid non è una malattia così grave come la peste è lo stesso un virus da non sottovalutare. Nella peste di Camus si può leggere come non solo si muore come le mosche ma anche e soprattutto gli sforzi che fa il medico Rieux per curare le persone infettate dalla peste. In più ci fa capire come un’epidemia, una pandemia, comincia a cambiare l’atteggiamento delle persone nella società e verso gli altri, ma anche verso se stessi. Gli individui cominciano a diventare  fuori quello che sono dentro. Alcuni si rallegrano per la morte altrui, alcuni pensano solo a sé stessi, alcuni mostrano le proprie debolezze, cosa che prima non avrebbero fatto mai, altri si mettono a disposizione dei bisognosi, alcuni si separano e le convenzioni cominciano a cambiare. Il 1 novembre, ad esempio, alla festa di Ognissanti nessuno vuole più andare al cimitero com’è usanza. La morte è diventata onnipresente così che nessuno, nel suo tempo libero, vuole più avercene a che fare. Questa pandemia per noi non è solo negativa ma un’opportunità per renderci conto delle cose importanti, basiche della nostra vita, per levarci la maschera della convenzione e delle abitudini, la maschera della superficialità.

Sarah Krampl