Il risveglio del Sole

Lo Space Weather Prediction Center del Nooa e la Nasa lo hanno rivelato: il Sole inizia il suo 25° ciclo.

La durata media ogni ciclo è di 11 anni (da 9 a 13 anni). Osservati a partire dal 1755, il loro studio è fondamentale per le perturbazioni di carattere climatico che producono sul nostro pianeta.

Mauro Messerotti, fisico solare   dell’Osservatorio Inaf e dell’università di Trieste, spiega: “Il primo indicatore è un numero congruo di macchie con polarità magnetica invertita rispetto al ciclo precedente, il secondo è la latitudine a cui compaiono le macchie“. Le Macchie Solari sono aree presenti sulla fotosfera e caratterizzate da un intenso campo magnetico. Essendo zone più fredde di quelle circostanti, esse appaiono più scure e iniziano a comparire alla latitudine solare di 45° Nord e Sud.

Cominciato nel 2019, il ciclo 25 si era presentato con un’assenza di macchie solari durata 26 giorni. Il periodo di attività solare è caratterizzato da un aumento, fino al suo massimo, che avviene in 6 anni e poi una altrettanto graduale discesa fino ad un minimo di attività. Si presume che il massimo del ciclo 25 si presenterà intorno a luglio 2025. Anche questo ciclo, ipotizzano gli scienziati, dovrebbe essere debole come quelli degli ultimi 100 anni.

Ma perché è così importante studiare questo fenomeno? Un aumento dell’attività solare si ripercuote su tutto il sistema solare, che viene investito da tempeste magnetiche prodotte dai brillamenti solari che causano esplosioni e rilasciamento di plasma. Questo poi si propaga nello spazio come vento solare. Composto da flussi di particelle cariche, radiazioni X e Ultraviolette, il Vento Solare rappresenta un pericolo per satelliti, astronauti ed equipaggi di aerei. Sulla Terra invece si possono verificare danni alle reti elettriche o perturbazioni alle comunicazioni. Questi disturbi accadono, in maniera minore, anche durante le fasi di minimo solare. In questo caso il flusso di particelle si presenta a intensità e velocità basse e ciò fa siche l’azione di protezione che il flusso genera sul campo magnetico Terrestre sia più debole, consentendo ai dannosissimi raggi cosmici (ad esempio quelli prodotti dall’esplosione di Supernovae) di aumentare la loro intensità del 20%. Viceversa, un flusso più intenso e veloce di particelle solari risulta più efficace nell’azione di protezione.

Tornando al clima della Terra, va sottolineato che l’assenza prolungata di radiazione solare (e di macchie) si accompagna a periodi di diminuzione consistente di temperatura a latitudini intermedie. Viene spesso citato il periodo di 70 anni (1645-1715) caratterizzato da un clima rigido e conosciuto come Minimo di Mounder (E. Walter Maunder, astronomo solare del Royal Greenwich Observatory di Londra, 1893) nel quale l’attività e la presenza di macchie si ridusse notevolmente.

Miro Bertinotti

Miro Bertinotti

Articolista & curatore della rubrica Karamelle Spaziali di Karamellenews.it