“Il sogno della macchina da cucire” di Bianca Pitzorno: la recensione del libro

Un romanzo innovativo, sapientemente costruito. Uno spunto insolito, legato come prima percezione ad un passato remoto, da cui al contrario, emerge l’affascinante universo femminile in tutta la sua complessità ed attualità. Ed è questo delicato ed energico universo a divenire, attraverso gli occhi ed il destino di una giovane sartina, il vero ed indiscusso protagonista, esplorato dall’autrice sempre con amorevole e determinato rispetto.

All’interno delle stanze del cucito, nel ventennio del primo dopoguerra, respiriamo la quotidianità di un’Epoca lontana, ma al contempo, così moderna nei sentimenti, nelle aspirazioni, nelle vicissitudini personali.

Anche noi accompagniamo la sartina quasi fisicamente nei suoi tragitti verso altre case, allegorici viaggi dentro storie di donne e, talvolta, dentro segreti intrecci familiari.
La seguiamo coinvolti e partecipi nel suo scoprirsi donna, precocemente ed inevitabilmente matura, incantati dalla sua innocenza e dal modello di assoluta onestà. Ne ammiriamo l’orgoglio e l’amor proprio; ne condividiamo la sospirata gioia, pur se affievolita da una velata malinconia. Vorremmo rincuorarla nella solitudine e nella struggente rinuncia al sogno, incoraggiandola nonostante le avversità e la disillusione.

Incontriamo donne tenaci, energiche, ingegnose, brillanti, coraggiose, alcune consapevolmente accondiscendenti, ma mai disperate. Al contrario, in cerca di soluzioni, nella faticosa affermazione della propria indipendenza.

Il personaggio della nonna incarna il più alto esempio di saggezza e lungimiranza: capace di gratificare la “nostra” sartina, che rimarrà anonima nel nome ma non nella personalità, la accosta al lavoro ed alla lettura, competenze indispensabili a garantirne l’autonomia in una società in cui il divario fra i ceti sembra ancora incolmabile.

Bianca Pitzorno ci regala un impeccabile ed inaspettato connubio fra racconti di vita e contesto storico, fino al faticoso traguardo dell’uguaglianza fra i sessi, diritto imprescindibile ostacolato dal perbenismo e dall’ipocrisia di un maschilismo radicato, descritto – a tratti – con misurato sarcasmo e commiserazione.

Un libro raffinato nello stile, che riflette l’eleganza dei contenuti. La grazia palpabile dell’arte del cucito e quella evidente di una povertà consapevole e generosa. Un garbo ed una delicatezza che non cedono nemmeno davanti alla tragedia del femminicidio, pur rammentandoci tristemente come il lento percorso per la conquista dell’emancipazione femminile non sia ad oggi, inaccettabilmente, ancora concluso.

Ma ci conforta la solidarietà tangibile fra le donne del romanzo e, in difetto, ci sorprende e solleva il riscatto  simboleggiato dalla semplice, preziosa macchina da cucire.

Continuiamo a voler credere nel sogno di una profonda passione condivisa che, per quanto effimera, merita di essere conosciuta e vissuta.  Continuiamo a credere nella realizzazione di un amore reciproco, uno stabile equilibrio, solido e durevole, fondato su complicità e fiducia vicendevoli.

Lucia Terramoccia

Lucia Terramoccia

Articolista & curatrice delle rubriche: "Karamelle al Cinema" e "E...state in Buona Lettura di Karamellenews.it