Il Sole e i falò

I falò, o meglio i “Campfire”.

No, non è un libro di Cesare Pavese, quello è “La Luna e i falò”. Non c’entrano nemmeno gli splendidi paesaggi delle Langhe raccontati dal grande scrittore piemontese. Sul Sole, i falò sono costituiti da piccole eruzioni e sbuffi di plasma su tutta la sua superficie detti “Campfire”.

Osservati per la prima volta dalla Sonda europea (in collaborazione con la Nasa) Solar Orbiter che li ha fotografati (vale la pena di ammirare le immagini in rete) dalla distanza di 77 milioni di Km dalla nostra stella, i falò si pensa siano i responsabili dell’enorme riscaldamento della Corona Solare. Lanciato da Cape Canaveral il 10 febbraio 2020, Solar Orbiter avrà il compito di osservare soprattutto la Corona Solare, lo strato più esterno del Sole che si estende per milioni di Km con una temperatura di milioni di gradi (contro i 5.500° della superficie). A febbraio del 2021, la sonda si porterà ad una distanza di 42 milioni di Km dal Sole (minore di quella di Mercurio) dalla quale studierà fenomeni quali i brillamenti, il vento solare (importante per lo Space Weather, ovvero i danni che le particelle cariche provenienti dal Sole possono causare alle comunicazioni sulla Terra) e osserverà. per la prima volta, i poli solari.

Il Vento Solare è costituito alla corrente di particelle cariche emessa dal Sole e accelerate dalla Corona fino alla velocità di 300/800 Km/s. Si forma così una enorme bolla che ingloba tutto il Sistema Solare. “Abbiamo al momento solo le prime immagini e già possiamo osservare nuovi fenomeni interessanti“, ha rivelato il responsabile scientifico della missione, Daniel Müller. “Non ci aspettavamo davvero di avere risultati così importanti già all’inizio“. Infatti Solar Orbiter è ancora in fase di crociera fino al 2021 quando inizierà quella scientifica. Dotata di dieci strumenti, dei quali sei sono telescopi, esposti a temperature di 500°C ma protetti da un rivestimento in fosfato di calcio (sostanza simile a quella utilizzata decine di migliaia di anni fa per realizzare le pitture rupestri dai nostri antenati), la sonda realizzerà un mosaico utilizzando i dati raccolti dai vari strumenti. In particolare va ricordato il Coronografo METIS, realizzato nel nostro paese da INAF, OBH Italia, CNR, Thales Alenia, Alcatec, Leonardo e le Università di Firenze, Genova e Padova, MPS di Gottinga e l’Accademia delle Scienze di Praga. Metis produce un’eclissi artificiale che occulta il disco solare permettendo di osservare la corona solare sia nel visibile che nell’Ultravioletto evidenziando la presenza di idrogeno, elettroni e protoni liberi e misurare la velocità del vento solare. “Metis permetterà di continuare la tradizione della coronografia spaziale italiana, iniziata più di vent’anni fa con il successo dello strumento Uvcs a bordo della missione Soho”, rivela Barbara Negri, responsabile dei programmi scientifici dell’Asi.

I dati della sonda giungeranno al centro europeo di Darmstadt e si completeranno con quelli di altri strumenti, come la Parker della Nasa, che si avvicinerà fino a 7 milioni di Km dal Sole, ma non invierà immagini.

Miro Bertinotti

Miro Bertinotti

Articolista & curatore della rubrica Karamelle Spaziali di Karamellenews.it