Il torrone fa Natale. Ma per la Santa Nascita il 25 dicembre è una data simbolica

Ci siamo lasciati, la settimana scorsa, con il proverbio “Santa Lucia, il giorno più corto che ci sia”. Sicuramente oggi tutti sanno che è il solstizio a determinare il giorno con meno luce, rispetto alla notte e tale giorno è il 21 dicembre (o 22), quando l’asse terrestre raggiunge la massima inclinazione. Quest’anno il solstizio sarà il 21 dicembre alle ore 22,23. Ma, poiché esso ritarda di circa 6 ore rispetto all’anno precedente, ogni 4 anni si aggiunge un anno bisestile per evitare la progressiva divergenza delle stagioni rispetto al calendario; cosa che invece era accaduta ai tempi del Concilio di Trento, quando si notò una grave discrepanza tra il calendario astronomico e quello civile. Fu Papa Gregorio XIII che, con la bolla “Inter gravissima”, ordinò che si eliminassero i giorni dal 5 al 14 ottobre, insomma che si passasse dal 4 al 15 ottobre senza i giorni intermedi ed essere di nuovo allineati con il calendario astronomico. Quei dieci giorni sono quelli che mancano da Santa Lucia, che rimane al 13, al Solstizio di inverno. Ecco la ragione di un proverbio che è rimasto nella tradizione del popolo.

Nel mese di Giugno avevamo visto come la festa del solstizio estivo fosse legata al culto di San Giovanni Battista, il precursore di Cristo, colui che quando Maria ricevette l’annuncio dell’Angelo, si trovava nel grammo di Elisabetta da sei mesi.

Sei mesi dopo, il 24 notte la Chiesa Cristiana ricorda la nascita del Redentore.

La festa si innesta nelle tradizioni romane legate al solstizio, quando si celebrava il Natalis Solis Invicti, il giorno della nascita del sole vincitore. Di Gesù non conosciamo il giorno esatto della nascita, perciò la scelta del 25 dicembre è puramente simbolica, legata al culto del sole. Gesù è il sole che “verrà dall’alto per rischiarare coloro che sono nelle tenebre e nell’ombra della morte”.

Dell’antica festa pagana, sono rimasti i falò che si accendono nelle piazze davanti alle chiese, nelle zone rurali, che arde per tutta la notte di Natale e che aveva il “compito” di aiutare il Dio Sole nella sua lotta contro le tenebre. Nel cristianesimo sono diventati il segno del calore per riscaldare Gesù, “venuto in una grotta al freddo e al gelo”.

Parlare ora delle tradizioni legate al Natale sarebbe un’impresa ardua. Ogni regione, ogni provincia di Italia ha le sue tradizioni ricche di significato e di storia: tutte, però, ci parlano di calore, di bontà, di affetti familiari che trovano nel Pranzo di Natale o nella Cena della Vigilia il momento culminante della festa.

Panettone, pandoro, struffoli, coccoricò, mustaccioli, panforte, parrozzo, panone, bucellato spitzbunen, ricciarelli…ne ho scelti pochi, a caso ma di uno solo vi parlerò, del torrone.

Il Torrone è un dolce antichissimo, presente nella nostra tradizione da moltissimo tempo, Il termine torrone potrebbe derivare dal latino torreo (abbrustolire) o torrere (tostare) con riferimento alla tostature delle nocciole o delle mandorle.

Alcuni studiosi affermano che il torrone deriva dal mondo arabo: esiste un trattato di un medico arabo che si intitola De medicinis et cibis semplicibus in cui è citato il turun. Fu dagli arabi importato nel bacino mediterraneo, in Sicilia e da lì in Spagna e a Cremona, allora un importante porto sul Po.

Quindi il torrone sarebbe una variazione della Giuggiolona o Cubbaita araba a base di sesamo. Del resto anche nelle nostre zone, in cui la presenza degli arabi ha lasciato molti segni nella nomenclatura di frutti, oggetti, il torrone fatto in casa con miele e nocciole pestate, racchiuso in due ostie, cubaita.

Esiste però la leggenda tutta italiana di Cremona che fa risalire il primo torrone a un dolce che fu preparato dai cuochi di corte in occasione delle nozze di Bianca Maria Visconti e Francesco Sforza celebrato nel 1441. Al nuovo dolce era stata data una forma particolare ispirata alla torre cittadina, Torrazzo da cui torrone. Insomma, arabo o italiano, del torrone non si può fare a meno.

Buon Natale!

Giovanna Turco

Giovanna Turco

Articolista & curatrice della rubrica Karamella Folk di Karamellenews.it