In Italia e in giro per il mondo, la Pentecoste e i suoi usi

La Solennità della Pentecoste, che quest’anno cade il 9 giugno, è una festa religiosa celebrata da tutta la cristianità, cattolica, ortodosssa e protestante; ricorda la discesa dello Spirito Santo sugli Apostoli e la nascita della Chiesa; anche gli Ebrei la celebrano come festa delle primizie e della Torah, la legge che Dio dona a Mosè sul monte Sinai.

Oggi nella maggior parte delle nostre regioni è rimasta unica, una festa religiosa, legata al massimo al conferimento del Sacramento della Cresima ai ragazzi. Anticamente e ancora oggi in qualche piccolo centro, era accompagnata da riti e tradizioni.

Il primo di questi riti, credo ormai scomparso, anche se mia madre ne parlava ma si ricordava solo il nome, consisteva nel far cadere dall’alto della Chiesa, una pioggia di petali di rose, ad indicare le lingue di fuoco che scesero sugli Apostoli in preghiera. Potevano essere petali di rose rosse o di altri fiori: in Francia si usavano petali di sette colori che indicavano i doni dello Spirito Santo. Da qui il nome di Pasqua delle Rose, come mi aveva tramandato mia madre.

Altrove si facevano piovere batuffoli di stoppa accesi per rappresentare il fuoco dello Spirito, oppure si produceva un evento impetuoso e si suonavano le trombe per rappresentare la forza che riempì il Cenacolo.

Altri riti si collegano a feste pagane, feste del maggio o del culto degli alberi: in Russia si vestiva la più bella fanciulla del paese con foglie di betulla e di acero; in Svizzera i ragazzi mascherano un loro compagno con ramoscelli chiamandolo “il pazzo di Pentecoste”, poi lo portano al villaggio su di un cavallo e, giunti al pozzo, lo tuffano nella tinozza. Da parte sua il “pazzo” si diverte a bagnare tutti quanti e questo si chiama “l’annacquamento di Pentecoste”; in Inghilterra uno spazzacamino gira per il paese chiuso in un “canestro di Pentecoste”, coperto d’edera e di agrifoglio e sormontato da corone di fiori e da nastri; in Ungheria le ragazze scelgono la più bella fra loro perché sia “la regina di Pentecoste”, le pongono in capo una ghirlanda e la portano di casa in casa cantando vecchie ballate e ricevendo doni; in Boemia il lunedì di Pentecoste i ragazzi portano in giro sotto un baldacchino “il re e la regina”, seguiti da paggi e, passando per le case del paese, accettano regali; nella Slesia si accende fra i ragazzi la gara per diventare re: vi riesce chi sale per primo su di un alto tronco liscio. Allora si fa sedere il re a un lauto banchetto, si fa il giro del paese a raccogliere doni (si possono asportare dalle case tutti i generi mangerecci che non sono sotto chiave). Da ultimo il re pianta “l’albero di maggio” davanti alla casa del suo padrone e quivi resta per tutto l’anno.

Giovanna Turco

Giovanna Turco

Articolista & curatrice della rubrica Karamella Folk di Karamellenews.it