JWST. Meglio tardi che mai!

Il suo nome è James Webb Space Telescope (JWST) ed è destinato a rivoluzionare l’osservazione astronomica dallo spazio.

Costato 10 miliardi di dollari USA, il telescopio spaziale è dedicato al secondo amministratore della Nasa nel periodo 1961 – 1968 e scomparso nel 1992. La sua realizzazione è frutto di una collaborazione Nasa, Esa e Agenzia Spaziale Canadese. Webb Space Telescope, pensato vent’anni fa, dopo 14 anni di ritardo ora sta ultimando i test prima del lancio. JWST potrebbe svelarci misteri riguardanti la vita in altri mondi, ricostruire i primi istanti dell’universo o studiare il Buco Nero attivo al centro della particolare galassia CentaurusA distante 11 miliardi di anni luce.

Sarà il telescopio più grande, potente e complesso inviato nello spazio mai costruito e andrà a sostituire i colleghi Hubble Space Telescope (HST) e Spitzer. Partirà il prossimo 31 ottobre a bordo del razzo europeo Ariane 5 dalla base di Kourou (Guyana francese) dopo esservi giunto via mare, attraverso il Canale di Panama, dalla California. Date le impressionanti dimensioni, non sarà possibile il suo trasferimento in aereo. Dopo il lancio, si dirigerà verso il punto orbitale a 1.5 milioni di Km dalla Terra.

JWST possiede uno specchio di 6.5 metri di diametro costituito da più segmenti. HST invece orbita a sole 570 Km dalla Terra ed ha lo specchio primario del diametro di “soli” di 2.5 metri. Hubble ci ha mostrato meraviglie mai immaginate del profondo cielo (Vi invito ad ammirare i “Pilastri della vita” o l’ “HST Deep Field” sui siti di Nasa ed Esa), immagini che suscitano meraviglia e anche  qualche domanda. I due telescopi possono osservare sia nel visibile che nell’Infrarosso, ma sarà la qualità delle immagini del JWST a fare la differenza. Raggiunto lo spazio, esso dispiegherà uno scudo termico e il gigantesco specchio, raggiungendo le dimensioni di un campo da tennis. Le prime sei settimane dal lancio saranno dedicate alla sistemazione delle differenti componenti del telescopio. Raggiunto poi il punto di destinazione operativa, per la durata di sei mesi, verranno effettuati i collaudi degli strumenti. Finalmente, a fine 2022, JWST inizierà le sue osservazioni che dovranno svelarci tra l’altro com’era l’universo primordiale subito dopo il Big Bang, la nascita delle prime galassie e la presenza della vita nei pianeti extrasolari che orbitano nella “fascia di abitabilità”.

Rivela Caprice Phillips, responsabile dello studio effettuato dalla Ohio State University: “L’umanità si è sempre posta una serie di domande tipo; Siamo soli nell’universo? Cos’è la vita? La vita fuori dal nostro pianeta è simile a noi? La nostra ricerca suggerisce che, per la prima volta, abbiamo le conoscenze scientifiche e le capacità tecnologiche per iniziare realisticamente a trovare le risposte a queste domande”.

Nel frattempo è stato stilato il programma delle osservazioni. Dei 1.172 progetti presentati dalla Comunità Astronomica Internazionale, ne sono stati approvati 266, 1/3 dei quali destinati a Enti Spaziali Europei. L’Italia si occuperà di sette di essi che riguarderanno lo studio delle nane brune, della nascita delle stelle di prima generazione e di quelle formatesi in ambienti estremi. Nel programma di ricerca sono coinvolti atenei di eccellenza come la Scuola Normale di Pisa e l’Università Milano Bicocca.

Miro Bertinotti

Miro Bertinotti

Articolista & curatore della rubrica Karamelle Spaziali di Karamellenews.it