Karamelle al Cinema. “Cézanne – Ritratti di una vita”: la recensione del film

Ripercorriamo, in circa novanta minuti di proiezione, non soltanto la vita artistica e privata di Cézanne, ma anche una delle epoche storiche più floride a livello artistico e letterario, contraddistinta da una vivacità intellettuale appassionata ed appassionante.

Un film documentario raffinato, scandito dalle confidenze rivelate nelle missive agli amici più intimi, fra cui Emile Zola e Camille Pissarro, ma soprattutto dalle immagini dei numerosi ritratti ed autoritratti spesso riproposti da cui si evince il profondo interesse di Cézanne per lo studio e per l’indagine sull’essenza del  soggetto raffigurato.

Restiamo inspiegabilmente per l’ennesima volta affascinati dai colori dell’assolata Provenza, dall’atmosfera colta e stimolante di Parigi, dalla parole della corrispondenza epistolare di alcune delle menti più brillanti ed innovative di quel tempo, che assumono una connotazione moderna ed attuale.

Cézanne: riconosciuto come l’intermediario fra il diciannovesimo ed il ventesimo secolo. La sua tenacia, l’ambizione, l’ossessiva ricerca della tecnica più efficace per riprodurre la complessità della natura e dell’umanità intera, attraverso costanti progressi pittorici che egli, tuttavia, considera tardivi e laboriosi. Un’accentuata maniacalità che lo porta addirittura a temere di completare le proprie opere, laddove un unico tocco è per lui in grado di trasformare del tutto il dipinto.

La crescita dell’artista si realizza parallelamente a quella dell’uomo.  L’“Infelice mortale” – così si definisce Cézanne nel periodo degli studi di legge – si trasferisce a Parigi, dove vaga indolente e senza meta per intere giornate, perseguitato dalla noia. Ma successivamente lo immaginiamo all’interno del Louvre, per lui “un libro aperto da consultare in ogni momento”, mentre trae ispirazione dalla corrente del manierismo del sedicesimo secolo fino a quella del realismo ottocentesco.

Le molte trasformazioni vengono significativamente impresse su tela, anche attraverso i cambiamenti della fisionomia del volto nel tempo. Resta, comunque, la complessità nel comprendere appieno Cézanne ed il suo temperamento: considerato un provinciale trasandato, lontano da ogni forma di mondanità, egli coniuga l’amore per la poesia latina, la musica, il canto e la scrittura. Nutre disinteresse per la ricchezza e disprezzo per i falsi intellettuali conformisti contro i quali spesso polemizza.

Raggiunge la maturità personale con il distacco dalla figura ingombrante del padre e grazie all’amorevole orgoglio per il figlio Paul ed all’intimo rapporto con la devota moglie Hortense, sua complice e più volte modella.

Ottiene la maturità artistica attraverso l’introduzione della decomposizione della forma, che diviene il suo stile definitivo unitamente all’invenzione della successione di piani colorati che gli consente di modellare il volume senza l’applicazione della prospettiva euclidea, come accade nella riproduzione seriale della montagna di Sainte Victoire, nei pressi dell’amatissima Aix En Provence.

“Cézanne Portraits”, che funge da sfondo al lungometraggio,  è la mostra interamente dedicata alla ritrattistica del pittore francese realizzata presso la National Portrait Gallery di Londra,  in collaborazione con il Musée d’Orsay di Parigi e la National Gallery of Art di Washington. Le interviste agli esperti curatori e le puntuali ed approfondite analisi tecniche intervallano e completano la narrazione, assieme agli interventi del pronipote di Cézanne.
La direzione della pellicola è di Phil Grabsky.

Lucia Terramoccia

Lucia Terramoccia

Articolista & curatrice delle rubriche: "Karamelle al Cinema" e "E...state in Buona Lettura di Karamellenews.it