Karamelle al Cinema. “Lady Bird”: la recensione del film


Siamo di fronte ad un film che, senza mai cadere nella retorica o nella banalità, riesce ad affrontare i temi già più volte sviscerati dei turbamenti adolescenziali e della conflittualità fra madre e figlia.

Ma non solo: “Lady Bird”, così come ama farsi chiamare la giovane protagonista Christine (Saoirse Ronan), indaga – con un ritmo dinamico ed un costante e misurato umorismo – il valore e la complessità di relazioni familiari ed amicali, come radici di una solidità che cresce e, da ultimo, si impone sull’insicurezza e la faticosa accettazione di sé.

Troviamo un padre (Trecy Letts) positivamente complice delle aspirazioni della figlia, nonostante l’assillo di una lunga depressione e le accresciute difficoltà economiche a seguito del licenziamento. E una mamma (Laurie Metcalf) rigorosa, suo malgrado, ed incapace di trasmettere la propria affettività.

Tuttavia una madre che polarizza su di sé le esigenze della famiglia e, se non con le parole né con il contatto fisico, esprime il proprio calore attraverso i gesti concreti di un doppio turno di lavoro o di una riparazione sartoriale notturna dell’abito per il ballo di fine anno.

Christine comunica con lei quasi esclusivamente attraverso costanti battibecchi, spesso poco incoraggianti. Ma è a lei che svela se stessa, fra domande, silenzi e lacrime, in uno scontro inevitabile che segna il tortuoso passaggio all’età adulta. E intanto vive, nell’arco di un anno, una moderata ribellione, sempre aggrappata con determinazione ai propri traguardi.

Piacevole e inaspettata la condivisione fra le due protagoniste del passatempo preferito della domenica pomeriggio, ad alleviare dispiaceri e momenti di sconforto.

I deludenti rapporti sentimentali sono cancellati con una pennellata di vernice. Il dialogo perso viene ricercato con la maturità di chi comprende e per prima perdona: il monologo telefonico diretto alla madre è toccante, così come il precedente pianto liberatorio di quest’ultima, a voler sostituire frasi mai pronunciate ed alleggerirsi da una severità e da una responsabilità soffocanti.

La dicotomia insanabile fra la spontaneità e l’incosciente ottimismo di Christine ed il peso di vicissitudini e dolorose esperienze di sua madre viene risolta anche visivamente, con un efficace e suggestivo  parallelismo delle due donne alla guida della stessa auto lungo le strade di Sacramento.

Christine rinuncerà al proprio soprannome e confermerà con convinzione di essere la “versione migliore di se stessa”.

Gradevole e riuscitissima pellicola, con un attento ed analitico studio dei personaggi. Film vincitore del Golden Globe 2018 come miglior film commedia. Golden Globe 2018 anche a Saoirse Ronan come migliore attrice di film commedia.

                                                                                                                                                                    Lucia Terramoccia

Lucia Terramoccia

Articolista & curatrice delle rubriche: "Karamelle al Cinema" e "E...state in Buona Lettura" di Karamellenews.it