Karamelle al Cinema. “L’amore secondo Isabelle”: la recensione del film

Se ci si aspetta, come il titolo lascerebbe presumere, una solare commedia con lo sfondo di romantici e suggestivi scorci di Parigi, si resterà delusi. Gli angoli ritratti in esterna sono piuttosto anonimi, ad eccezione forse di un’unica ripresa e delle poche immagini di un’autunnale campagna francese. Le scene girate in interni suscitano una sensazione di pesantezza, così come i dialoghi, ripetitivi e monotematici, illuminati soltanto, nei numerosi primi piani, dallo sguardo intenso e magnetico della bellissima protagonista Isabelle (Juliette Binoche).

Di lei non viene approfondito alcun ruolo segmentario. Sappiamo che è mamma di una bambina di dieci anni, ma l’analisi del rapporto con la figlia viene liquidata con un breve accenno all’inopportuna consapevolezza di quest’ultima delle sue costanti delusioni sentimentali. E attraverso un fugace saluto dal finestrino di un’auto in partenza.

Sappiamo che è una pittrice, ma anche l’arte riveste nella pellicola un aspetto marginale, divenendo quasi esclusivamente un ulteriore pretesto per giustificare conversazioni sugli uomini e su legami già conclusi o appena intrapresi.

Il film si concentra sulla cinquantenne Isabelle come donna nella sua globalità e sulla sua percettibile immaturità emotiva che la induce ad accondiscendere a relazioni non strutturate, fondate su una scarsa o inesistente intesa intellettuale e fisica. Le parole sono pronunciate come frammenti che sembrano soffocare ogni traccia di spontaneità e frenare la reciproca conoscenza, abdicando al silenzio e ad erotiche carezze.

Più che alla ricerca dell’amore, si assiste alla spasmodica necessità di colmare un vuoto interiore. Vuoto trasportato in quello della casa, in cui Isabelle non trova nulla da offrire all’ospite, se non una bottiglia di champagne ed il proprio corpo, per una consolazione soltanto temporanea.

I dialoghi sono lenti, come ogni cambio di inquadratura. I passaggi sono spesso slegati, come a delineare un’assenza di stabilità, come a confondere. E la complessa Isabelle confonde e disorienta: è seducente e disinibita, ma insicura. Radiosa e avvilita. Disincantata e sospettosa. Orgogliosa dell’interesse su di sé, ma  inadeguata. Facilmente destabilizzata dalle opinioni altrui. Tuttavia la Binoche supera brillantemente l’esame delle molteplici sfaccettature , in cui è una, nessuna e centomila donne.

Compiacente e fragile nell’amare l’idea dell’amore  per un bisogno di completamento, nella propria perenne insoddisfazione, arriva alla bizzarra decisione di rivolgersi ad un sensitivo (Gerard Depardieu), a sua volta vittima di un recente addio tanto repentino quanto teatrale.

L’invito ultimo e ridondante è quello all’autostima,  all’abbandono ad “un beau soleil intérieur”.
All’ aspirazione all’autenticità e alla riscoperta dell’essenzialità in sé stessi.

Nel cast anche: Xavier Beauvois, Nicholas Duvauchelle, Laurent Grévill, Bruno Podalydès, Alex Descas e Paul Brain. E una partecipazione istantanea di Valeria Bruni Tedeschi. Diretto da Claire Denis.

Lucia Terramoccia

Lucia Terramoccia

Articolista & curatrice delle rubriche: "Karamelle al Cinema" e "E...state in Buona Lettura" di Karamellenews.it