Karamelle al Cinema. “Van Gogh. Tra il grano e il cielo”: la recensione del film

E’ l’attrice Valeria Bruni Tedeschi a prestare volto e voce alla suggestiva narrazione che indaga con estrema sensibilità l’anima di Van Gogh, prendendo spunto dalla preziosa collezione fortemente voluta da Helene  Kröller – Müller, appassionata d’arte ed, in particolare, straordinaria estimatrice del pittore olandese. Colei che, con grande caparbietà, ha contribuito a renderlo eterno.

Helene e Vincent: distanti, ma legati da una perenne e tormentata aspirazione all’Assoluto. Dalla ricerca di Dio, al di fuori dei dogmi e delle imposizioni dottrinali; legati dal desiderio di misticismo. Accomunati anche dalla scelta espressiva epistolare: entrambi, infatti, scrivono centinaia di lettere in cui palesano la propria inquietudine, ma anche la loro profonda spiritualità. Quelle di Van Gogh, conosciutissime, per lo più indirizzate all’amatissimo fratello Theo.

Introverso ed introspettivo, Van Gogh trae ispirazione dalla miseria umana che esprime con un’energia dolorosa, manifestando una speciale empatia per gli umili ed i sofferenti, nei quali riconosce Dio e la vera realizzazione del ciclo della vita. Studia con insistenza gli accostamenti cromatici e l’utilizzo della luce, arrivando ad armonizzare, in uno stile personalissimo e con assoluta perfezione, l’influenza della corrente neoimpressionista e la contaminazione delle adorate stampe nipponiche.

Nella sua produzione, incredibilmente realizzata soltanto fra il 1880 ed il 1890, Van Gogh ci lascia in eredità capolavori di vibrante ed intensa comunicatività. A dispetto del suo ricorrente malessere, egli riesce a suscitare calma ed armonia, in una commovente fusione di tecnica e sentimento.

La costruzione del Museo Kröller – Müller in un contesto preservato dal caos cittadino  è certamente il simbolo del connubio inscindibile e confortante fra arte e natura. Ed è lo stesso sollievo che Vincent cerca e scopre nella pittura en plein air, immerso nell’essenza della vita, in un Creato che lui riesce  a penetrare, a scomporre e ricongiungere, appagando così il suo bisogno di religiosità.

E’ qui che l’irrequieto Van Gogh, colui che cambia ben trentasette domicili in soli trentasette anni di vita, assapora la tregua dal disagio esistenziale che lo divora. E’ qui che dipinge incessantemente per poi trovare definitivamente pace, ponendo fine alla sua breve esistenza.

 “Il mondo mi riguarda solo in quanto sento un certo debito: voglio lasciare di me un qualche ricordo sotto forma di disegni o dipinti. E’ così che mi considero, come una persona che deve portare a compimento qualcosa con amore”.

Il film documentario (diretto da Giovanni Piscaglia e scritto da Matteo Moneta) offre una panoramica esaustiva e toccante su uno degli artisti più geniali di tutti i tempi. Lo spunto è stato offerto dalla mostra “Van Gogh. Tra il grano e il cielo”, recentemente organizzata nella Basilica Palladiana di Vicenza e curata dallo storico dell’arte Marco Goldin, che ha raccolto 40 dipinti e 85 disegni proventi proprio dal Kröller-Müller Museum di Otterlo in Olanda.

Quando si cammina per ore ed ore attraverso questa campagna, davvero si sente che non esiste altro se non quella distesa infinita di terra, la verde muffa del grano o dell’erica e quel cielo infinito”.

                                                                                                                                                                 Lucia Terramoccia

 

 

Lucia Terramoccia

Articolista & curatrice delle rubriche: "Karamelle al Cinema" e "E...state in Buona Lettura" di Karamellenews.it