La filastrocca su S. Caterina e la mia nostalgia di quando volevo cambiare il mondo

S. Caterina. Sarà perché con il passare degli anni certi ricordi legati ad emozioni della propria adolescenza, si ripresentano arricchiti di nostalgia, o perché certe esperienze lasciano un segno per tutta la vita, c’è una data che ogni anno mi fa tornare indietro al 1971, quando insieme ad altri coetanei mi ero ritrovata 16 o 17, il momento in cui si sogna la vita è si pensa di poter cambiare il mondo. Poi quegli anni erano particolari…da poco passato il ‘68, la società, la scuola e la Chiesa vivevano un rinnovamento profondo.

Al campo scuola dovevamo approfondire i Documenti del Concilio Vaticano II; ci sentivamo grandi per questo compito, ma bastava poco per farci ritornare adolescenti pieni di voglia di vivere. Allora bastava poco per divertirsi: un’escursione in montagna, una chitarra, un falò è una canzone. Si cantava molto, allora, si cantava di tutto; dai canti di montagna a quelli di Chiesa a quelli della moda del momento.

Ed è appunto da uno di quei canti che ho voluto prendere spunto per parlare del personaggio di questa settimana. La canzone, una filastrocca, aveva queste parole:

Solo: La santa Caterina
Coro: Biribim, biribim, biribim, bum, bum!
Solo: La Santa Caterina
Coro: Biribim, biribim, biribim, bum, bum!
Solo: Era figlia di un re
Coro: ee… ee…
Tutti: era figlia di un re… ee… ee…
era figlia di un re!
(le strofe seguenti si eseguono nello stesso modo)
Il padre era pagano / sua madre invece no.
Un giorno suo padre / in preghiera la trovò.
“Che fai Caterina, / in quella posa lì?”
“Io prego Iddio mi padre / che non conosci tu”.
“Alzati Caterina, / o io ti ucciderò”.
“Uccidimi, mio padre, / ma io non cederò”.
Al colmo del furore / il padre la colpì.
E un angelo del cielo / in gloria la portò.

Non c’è volta che osservando immagini di questa Santa, non mi venga in mente questa filastrocca.

Ma chi era costei? Non mi sono mai posta il problema fino a quando non mi capitato di vedere un quadro che rappresentava Santa Caterina d’Alessandria e da allora, ogni volta che incontro questa figura, nella mia mente scatta il ricordo della filastrocca cantata.

Caterina d’Alessandria fu martirizzata nel IV secolo durante la persecuzione dell’imperatore Massimino. Figlia di nobili, con la sua sapienza e la sua fede convertì molti sapienti che l’imperatore le aveva inviato per confutare le sue idee; anche l’imperatrice si convertì insieme a 200 soldati. Fu arrestata e in prigione nutrita da una colomba. Condannata a morte con il martirio delle ruote puntute, fu liberata da un angelo. Anche l’imperatrice fu condannata a morte e decapitata come pure Caterina. Quando il suo capo fu reciso, dal collo sgorgò il latte e il suo corpo venne portato dagli Angeli sul Sinai: qui più tardi sorse un santuario che divenne taumaturgico per il latte e il miele sgorgati dal sepolcro della Santa.

Queste notizie, in modo più approfondito, potete leggerle su Famiglia Cristiana di questa settimana e sono tratte da una Passione greca del VII secolo e da una Conversio dell’VIII. Il suo culto fu portato in Occidente ai tempi delle crociate e si diffuse ovunque. Caterina divenne la patrona delle donne nubili, degli studi, soprattutto i padri Agostiniani la festeggiavano come patrona di una giornata degli studi, ancora dei naviganti, degli artigiani, in particolare dei costruttori di ruote e delle sartine che in molti luoghi del nord Italia venivano chiamate “caterinette”.

La Santa viene raffigurata con la ruota e la palma simboli del martirio insieme alla corona e al libro della donna sapiente, ma anche con l’anello del matrimonio mistico con Cristo.

Al di là dei racconti che giungono a noi arricchiti di leggende e tradizioni, Caterina d’Alessandria è sicuramente una testimone della fede Cristiana e donna di grande, in un momento in cui il cristianesimo ha cominciato ad espandersi.  (qualcuno vuole farla coincidere con Ipazia la filosofa laica di Alessandria…)

Ricordo ancora qualche proverbio che in questi giorni è proprio appropriato: “da Santa Caterina il freddo si raffina”; “a Santa Caterina la neve si avvicina”; “a Santa Caterina tira fuori la fascina” ….. forse è per questo che Santa Caterina mi fa venire nostalgia di quel luglio di 47 anni fa quanto si cantava allegramente: ”la Santa Caterina biribin biribin bum bum…”.

Giovanna Turco

Giovanna Turco

Articolista & curatrice della rubrica Karamella Folk di Karamellenews.it