La filosofia aiuta a guarire

Che senso ha la vita? Perché sono qui? Cos’è la felicità? Cosa dovrei fare per vivere una vita che abbia davvero uno scopo?

Queste sono alcune delle domande a cui la filosofia di ogni epoca e civiltà ha cercato di dare una risposta. Da Platone a Schopenhauer, passando per la saggezza orientale di Lao Tzu e Confucio e per quella intrisa di religione e cristianità di Sant’Agostino e Tommaso d’Aquino, grandi pensatori della storia ci hanno lasciato un contributo al fine di consentire a tutti noi di trovare una risposta a queste domande.

Ma perché dovremmo cercare queste risposte? Forse per il loro potere terapeutico, quanto mai essenziale ed attuale nell’epoca moderna. In un’epoca tecnologica come la nostra, caratterizzata da uno stile di vita fortemente proiettato verso l’esterno per inseguire una realizzazione materialistica che spesso alimenta un senso di vuoto produttrice di depressione, infelicità e malessere, si rivela quanto mai efficace riscoprire il pensiero dei grandi filosofi della storia, così da consentirci di riscoprire una dimensione intima e introspettiva che ci rimette in connessione con quelle parti più profonde di noi. E toccando quella dimensione intima, possiamo trovare anche la soluzione a problemi concreti, attinenti alla nostra sfera esteriore. Studiare la teoria di Platone sul bene e sul male, leggere Schopenhauer per carpire l’essenza del suo pensiero relativo alla fallacia delle illusioni e dei desideri, o ancora comprendere le idee di Kierkegaard sulla scelta e il libero arbitrio, pone nella condizione di riuscire a cambiare prospettiva sui nostri problemi e in generale influenza la nostra percezione della realtà, aprendoci un ventaglio di possibilità che prima non vedevamo.

Gettare uno sguardo al passato, verso quel pensiero a volte antico ma eterno per l’attualità e genialità delle sue intuizioni, sta diventando una pratica sempre più diffusa, ed ha fatto sviluppare uno strumento di facilitazione nell’ambito delle professioni che prevedono una relazione d’aiuto noto col nome di counseling filosofico. Uno dei principali esponenti di questa materia è Lou Marinoff, filosofo e counselor canadese che ha sintetizzato il suo approccio e le sue teorie in un volume, chiamato ironicamente Platone è meglio del Prozac ad indicare la sua avversione per la psicoterapia moderna che a suo avviso fa ricorso in modo troppo frettoloso a psicofarmaci e antidepressivi e infatti il libro è anche una critica feroce verso questa tendenza a “metterci una pezza” con una pillola che non risolve il problema ma punta solamente a tamponare momentaneamente e a rimandarne  la risoluzione, talvolta innescando un processo di dipendenza e indebolimento psichico dell’individuo che aggrava soltanto la sua condizione, rendendo spesso impossibile la guarigione e irreversibile il suo stato.

Secondo Lou Marinoff niente guarisce meglio delle idee capaci di far sviluppare un nuovo approccio alla vita, qualcuno ha creduto che ci sia una “Verità” superiore, il cui perseguimento consentirebbe all’uomo di trovare sé stesso. E trovando sé stesso, l’uomo crea valore, genera gioia per sé e per gli altri.

Il counseling filosofico si è rivelato efficace negli ambiti più svariati, non ultimo nel sostegno ai malati terminali. In un commovente capitolo del suo libro, Marinoff ci parla della sua esperienza in un hospice per malati di cancro. Una volta a settimana si recava nella struttura per tenere delle sedute collettive a cui partecipavano i degenti, durante cui curava l’anima di queste persone invitandoli ad una riflessione sulla linearità del tempo. Marinoff gli spiegava che il tempo procede in linea retta, sempre in avanti, e lo spazio occupato nella storia da ogni singolo individuo appartiene a lui soltanto, per l’eternità. Nessun altro potrà occupare quel frammento di spazio e tempo che ci appartiene per diritto di nascita ed esistenza durante la nostra breve vita. Se qualcuno, in futuro, buttasse uno sguardo indietro, verso lo spazio che abbiamo occupato prima della nostra dipartita, vedrebbe noi. Le nostre azioni, le nostre gioie, le nostre sofferenze, i nostri sbagli, le persone che abbiamo amato e quelle che ci hanno fatto del male. La nostra vita.

E in quello sguardo all’indietro, dal momento della nostra nascita fino alla morte, ci siamo guadagnati l’eternità.

Perché lì, ci siamo stati solo noi.

I volontari dell’AVO sanno bene quanto valore abbiano il dialogo, l’ascolto e la compassione, un valore trasmesso dagli studiosi nel corso dei secoli. La parola è terapia di per sé, il contatto umano cura le ferite dell’animo, anche se è impotente su quelle del corpo. Ma chi crede davvero in questo potere, ha in mano la chiave per lenire la sofferenza umana. E infine, di aiutare a vincere la paura della morte.