La Madonna della Costa in quell’articolo di mio padre

Il 15 Agosto, Solennità di Maria Assunta in cielo, la città di Sanremo rende onore alla Madonna della Costa. La settimana scorsa abbiamo raccontato un po’ della storia del Santuario di Sanremo, oggi, l’approfondiremo con un articolo che Alberto Turco pubblicò circa 20 anni fa, sul notiziario della Parrocchia di San Rocco Sanremo. Alberto Turco era mio padre.

Nel 1600 la comunità sanremese godeva di una prosperità tale che le permise la costruzione di oratori bellissimi e sontuose cappelle secondo quanto ci riferiscono i cronisti del tempo: “Hanno alzato fabriche meravigliose et Chiese stupende, fino a superare quante altre si ammirino in tutta la Liguria. Tutti gli Oratori sono adorni et fabricati con tanta magnificenza, che di superiore valore non potranno assolutamente trovarsene in Italia“.

Secondo il Botero “la gente di Sanremo è industriosissima, d’ingegno sottile, accorta nei negotij, vantaggiosa nei maneggi e vale assaissimo nelle imprese marittime”. E’ di questo periodo la riedificazione del tempio della Costa, opera che suscitò ammirazione per la grandiosità e la ricchezza dei materiali adoperati. Si diceva dei confratelli di quell’ “illustrissimo Oratorio: “…questi piissimi signori con profluvio di argento han fatto risalire sul monte un fiume di maestosi portenti”.

La struttura che oggi ammiriamo sorse sull’Oratorio dove nel 1474 casa Fabiani aveva fondato una Cappella (Mons. Costa Vescovo di Albenga). Per la gente del tempo fu un evento fuori del comune. Si diceva della piazza antistante la Chiesa: “La vastità è considerevole in se stessa e molto di più in riguardo al sito. La piazza (è ) pianissima…da questa…scende…una strada dritta, lunga a vastità d’occhio e larga quanto vi capierebbero tre carrozze”.

Diffuso era il racconto che la costruzione fu intrapresa col capitale di un solo scudo d’oro. Si raccontava che il cassiere, quando al sabato sera doveva pagare i numerosi operai, trovasse nella cassetta delle elemosine tanto denaro quanto era necessario e questo prodigio continuò per molti mesi. Ma ciò che di più impressionò fedeli e non, fu quanto accadde al priore Angelo Ruggero. Aveva questi ordinato a Genova della ferramenta necessaria per le chiavi della costruzione, ma quando giunse il materiale si trovò senza denaro per saldare il conto.

Pur di non fare brutta figura pensò allora di vendere alcune botti di vino che aveva, anche a costo di rimetterci. Scese dai ponteggi per provvedere e la moglie Antonia, donna molto devota, venutagli incontro, lo esortò a non perdersi d’animo perché “la tesoreria del cielo non gli avrebbe mancato”. Si avviò dunque verso casa, dopo aver fatto cercare un compratore di vino e si accinse a controllare quanto doveva per il ferro: aprì lo scrigno e vi trovò tanti scudi d’argento, quanti erano necessari per pagare la merce ordinata. “Restò immobile sapendo di non avere nè oro nè argento e sapendo di aver sempre tenuto la chiave dello scrigno nella scarsella”. Molti affermano che quando venivano portati viveri ed altro agli operai che lavoravano al Tempio della Vergine non si riusciva mai a vuotare i recipienti che restavano miracolosamente pieni. “Tante meraviglie operò la Madre Beatissima della Costa nella fabbrica materiale della sua Chiesa”.

La tradizione narra che l’Immagine della Madonna è opera del “felice pennello del Vangelista Luca” come testimonia e dimostra P. Teofilo Raimondi della Compagnia di Gesù.

L’ Immagine è chiusa in un “cristallo grande…coperta con uno zendalo, sopra vi è copiata la stessa Vergine”. Veniva scoperta solo nelle maggiori solennità oppure quando lo richiedeva la devozione dei pellegrini. La sacrestia era ricchissima e dotatissima: nella visita pastorale del 1681 il Vescovo G. Tommaso Pirelli scrisse: “Sacristia est super abbundantissime da sacro suppellettile provisa”. Altrettanto scrissero il Vescovo F.Costa e lo stesso Pinelli nel 1667 e nel 1675. Durante i lavori di restauro furono fusi ex voto in tal numero da ricavarne lampade e arredi sacri d’argento e circa dodici cantari di cera (60 kg circa). Clemente VIII il 7 luglio 1602 concesse l’ indulgenza plenaria a tutti coloro “fedeli dello ‘uno e dell’altro sesso’ che si faranno confratelli”. Urbano  VIII nel 1635 amplia le stesse indulgenze con una breve del 5 gennaio. E infine ancora Mons. Costa concede indulgenza “perpetua duratura” a chi visiterà l’Oratorio “rogando in forma ecclesiale consueta”.

(Notizie tratte da “Il monte della Pietà “ di G.B. Rossi ligure 1683).

Giovanna Turco

Giovanna Turco

Articolista & curatrice della rubrica Karamella Folk di Karamellenews.it