La Pasqua Ortodossa: un Calendario, una Luna e un Equinozio diversi

Dopo aver analizzato come viene determinata la data della Pasqua cristiana ed ebraica, vediamo ora il metodo utilizzato dalle chiese ortodosse per calcolare e celebrare il giorno della resurrezione di Cristo.

Anche per gli ortodossi, come per cattolici e protestanti, la Pasqua cade la prima domenica dopo l’equinozio di primavera, tuttavia il calendario impiegato dagli ortodossi è quello Giuliano e non il Gregoriano utilizzato dalle altre due confessioni.

E’ allora necessario accennare all’evoluzione del calendario. Nell’anno 46 a C, Giulio Cesare, su consiglio dell’astronomo alessandrino Sosigene, riformò il vecchio calendario di Numa Pompilio che aveva accumulato, nel tempo, inaccettabili sfasamenti. Nacque così il calendario Giuliano simile a quello egizio, composto da 365 giorni con l’aggiunta di un giorno ogni 4 anni detto Bisestile, inserito prima del sesto  giorno delle calende di marzo (bis sexto die ante kalendas martias, ovvero raddoppio del sesto giorno, che corrispondeva al 23 febbraio).

Il nuovo calendario prevedeva 12 mesi di 30 e 31 giorni salvo febbraio che ne contava 29 (o 30 negli anni bisestili). Nel corso degli anni però si accumularono ritardi legati anche al fatto che l’anno tropico solare non dura esattamente 365,25 giorni ma circa 11 minuti in meno, ritardo che arriva ad 1 giorno ogni 128 anni o 3 giorni ogni 400 anni. Se ne accorse già l’Imperatore Augusto nell’8 a C. Fu così che nel 1582 il ritardo accumulato arrivò a 10 giorni e la data degli equinozi slittava sempre più avanti. A questo punto Papa Gregorio XIII, su proposta di Luigi Lilio, Ignazio Danti Cristopher Clavius, riformò il calendario togliendo di fatto i 10 giorni eccedenti (si passò da giovedì 4 a venerdì 15 ottobre 1582). Inoltre non vennero più considerati bisestili gli anni secolari non divisibili per 400 (ad esempio, fu bisestile il 1600, il 2000; ma non il 1700, 1800,1900). Ora l’anno civile medio diveniva di 365 g 5 h 49 m 12 s, sfasando di un giorno ogni 30 secoli. Il nuovo calendario non venne subito accettato da tutta la comunità internazionale e proprio presso le comunità di rito ortodosso orientale la riforma gregoriana non venne mai accettata se non per necessità civili.

Ad oggi i 10 giorni di ritardo del 1582 sono diventati 13. Questa differenza fa sì che l’equinozio sia spostato in avanti e il primo plenilunio primaverile può ritardare. L’esempio di quest’anno lo chiarisce bene: Calendario Gregoriano: Equinozio 20 marzo, primo plenilunio domenica 28 marzo, Pasqua domenica successiva 4 aprile. Per gli ortodossi, che continuano ad adottare il calendario giuliano, il 28 marzo equivale al 15 marzo (28-13=15), ultimo plenilunio invernale. Si deve allora attendere il prossimo plenilunio di martedì 27 aprile e la Pasqua Ortodossa celebrata. Domenica 2 maggio. A volte invece le date della Pasqua coincidono (l’ultima volta fu il 16 aprile 2017). Un’altra differenza tra i due computi Pasquali sta nel fatto che per le chiese occidentali l’equinozio resta fissato sempre il 21 marzo. Sappiamo tuttavia che la data più frequente è il 20 marzo. Gli ortodossi invece fanno riferimento al giorno dell’equinozio astronomico. Nel 1997, un Consiglio Ecumenico delle Chiese tenutosi ad Aleppo, propose di uniformare la data di Pasqua per tutte le confessioni Cristiane utilizzando perfino calcoli astronomici impostati sul meridiano di Gerusalemme. Lo propose nel 2015 anche Papa Francesco. Purtroppo non se ne fece nulla.

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Miro Bertinotti

Foto di Miro Bertinotti: Chiesa Russa e Plenilunio a Sanremo (IM)

Miro Bertinotti

Articolista & curatore della rubrica Karamelle Spaziali di Karamellenews.it