La prima Cometa extrasolare della storia

Il 30 agosto 2019, Gennady Borisov, un astronomo dilettante, osserva un oggetto curioso oltre l’orbita di Marte. Non subito viene identificato come cometa. Ci vorrà infatti un po’ di tempo per scoprire che non solo si tratta di un astro chiomato ma soprattutto che proviene niente meno che dallo spazio esterno al sistema solare.  Borisov, osservando il cielo dal suo osservatorio privato di Nauchnij in Crimea, utilizzando tra l’altro un telescopio di 65 cm di diametro autocostruito, scopre di fatto la prima cometa extrasolare della storia. Tuttavia la cometa, denominata subito con la sigla “qb 00234”, non rappresenta il primo oggetto scoperto proveniente dallo spazio profondo perché il 18 ottobre 2017 veniva osservato per la prima volta un asteroide di 250 metri di diametro denominato Oumuamua e che aveva suscitato curiosità perché qualcuno aveva ipotizzato si trattasse nientemeno che di una astronave aliena. In seguito, altri osservatori, come il Crimea Astrophisical Observatoriy situato presso Sebastopoli, ripresero l’oggetto determinandone la natura e soprattutto l’orbita iperbolica che confermava la sua provenienza extrasolare.

La prassi vuole che il riconoscimento di un nuovo corpo celesti spetti all’Unione astronomica Internazionale (IAU) che incarica istituti come il Minor Planet Center di studiarli e dar loro un nome. L’esocometa viene così subito nominata C/2019 Q4 (Borisov) e infine 2I (Borisov). Il 2I sta per secondo oggetto di provenienza extrasolare. La cometa ha un diametro stimato tra i 2 e i 16 Km, una velocità di 150.000 Km/h e composta principalmente da Ghiaccio (essa infatti genera una nube di polvere e particelle mentre si avvicina al Sole e si riscalda). Osservata quando si trovava a 420 milioni di Km dal Sole, raggiungerà il perielio a 300 milioni di Km dalla nostra stella l’8 dicembre 2019.

Il Center for near object studies della Nasa, in collaborazione con il Near Earth Object n Center, l’ESA, il Minor Planet center di Cambridge e JPL (presso il quale lavora lo italiano Davide Farnocchia), ha determinato la traiettoria orbitale poi confermata anche dal France-Hawaii Telescope, lo strumento che ha intercettato Oumuamua per la prima volta. Il Gran telescopio de Canarias, ha infine analizzato lo spettro della cometa confermandone la composizione che si presentava analoga a quella delle comete interne al sistema solare. Oggetti con orbita iperbolica, a differenza di quella ellittica, sono quasi sempre di origine extrasolare.

La cometa, in assenza di fenomeni di disgregazione, sarà visibile fino ad aprile 2020 anche con modesti strumenti. Saranno invece necessari potenti telescopi per poterla osservare in seguito. Tra dicembre 2019 e gennaio 2020, la luminosità di 2I Borisov) dovrebbe aumentare. Ci auguriamo di poterla osservare tutti.

Miro Bertinotti

Miro Bertinotti

Articolista & curatore della rubrica Karamelle Spaziali di Karamellenews.it