La solitudine

Esperimenti, sconfinamenti, ritorno alla libertà, ritorno all’essere.

A chi potrei rivolgermi? “Gib mir mein Herz zurück, du brauchst meine Liebe nicht”. (Herbert Grönemeyer) – “Ridammi il mio cuore, tu non hai bisogno del mio amore“.  Esperimenti, sconfinamenti, ritorno alla libertà, ritorno all’essere. Grande occhio, buco nel cuore, vastità, entropia, Les Miserables, i Miserabili. Parole, voci che risuonano, immagini che bruciano nel tuo cervello e poi vengono viste quando tu stessa sei in fiamme. Non puoi permetterti me.

So cosa sto facendo, anche se il risultato è aperto, ma non è sempre aperto? Perché sbattere sempre tutte le porte? Spalanca le braccia e cammina nell’aria, è tutto aria e polvere semmai, chiarezza, abbraccia lo spazio in modo da diventare consapevole che lo spazio è vuoto, non puoi sbattere la testa contro il muro perché automaticamente lo eviti, ti muovi nel vuoto sperando di trovare la pienezza. Le mie mani sono belle, belle vecchie. Voglio abbracciare un cavallo e provare pietà per lui, così tanta pietà da diventare pazza, come Nietzsche, come Hölderlin, squilibrio mentale dovuto alla pigrizia? Rimboccati le maniche e mettiti al lavoro! Non mi piace lavorare, perché i frutti vengono sempre raccolti da altri, lavoro e raccolgo erbacce, sto costantemente strappando le erbacce, vorrei essere io stessa un’erbaccia per una volta, lasciate che gli altri mi sradichino, o, se lo preferiscono, che mi lascino crescere.

Sono una bambina dispettosa, che batte i piedi sul pavimento e urla per non dovere ascoltare se stessa. Come il vento soffia via le foglie, così io soffio via le mie abitudini, ormai consolidate da decenni. Sogni notturni che non si scelgono da soli e tuttavia provengono dalla realtà, sogni diurni che si scelgono da soli e il cui potere di realizzazione spetta ad altri. Relazioni che gridano di essere viste, inversione della superficie del mare, la profondità è visibile, la superficie è nascosta, sopra è  sotto e sotto è sopra. Collegamenti che non sono lineari, crepe, salti, come quelle piccole particelle atomiche che improvvisamente si trasformano in onde perché nessuno di noi ha capito niente.

La mente comprende il nostro fallimento. Il verso, sì, i versi sono ancora utili, l’Iliade e l’Odissea potrebbero ancora salvarci, Thymos – forza vitale. Inietto il “Thymos” in te come Dio ha infilato il “Ruach” – lo spirito, il vento, il respiro – nel mio naso. Sì, l’ho smascherato, ora sono più sola che mai, “and she’s buying a stairway to heaven“. (Led Zeppelin).

Sarah Krampl