La Vendemmia e quei profumi che mi portano al passato

Pensando a che cosa proporvi settimana dopo settimana, mi viene spontaneo raccontare di tradizioni e feste che, per alcuni versi, non sono che il ritorno ai tempi passati. Sarà l’età che fa rimpiangere il passato? O forse è solo il bisogno di ritrovare tempi in cui si era più “umani”? Non dico che in passato si fosse migliori di oggi; ogni tempo ha le proprie caratteristiche, certo è che il legame con la terra, con i suoi abitanti era più difficile, ma più autentico. Basti pensare a quelle feste e tradizioni che affondano le radici nei millenni passati, che sono legate al ciclo della natura, in bene e in male. La pioggia, la siccità, l’abbondanza e la carestia, le calamità naturali, tutto era accolto come dono della divinità, da glorificare o placare, tutto dipendeva da un Assoluto a cui ci si rimetteva, senza per questo sentirsi oppressi e sminuiti. I tempi sono cambiati e il progresso non ha migliorato tutte le cose. Nuove urgenze ci costringono a riscoprire il rapporto con la natura e a rivedere il lo sviluppo dell’economia, in modo più sostenibile. Ci sarebbero molte cose da dire ma io continuo a ricordare “tempi passati” con la speranza che ci insegnino ancora qualche cosa. Chi, come me, è nato in un contesto contadino, può ricordare quale fosse l’attenzione a non sprecare niente a riciclare, che i nostri genitori ci insegnavano. Come pure fosse spontaneo prendersi cura, con le proprie possibilità di coloro che si trovavano in momenti di difficoltà. Ma soprattutto ricorda come alcuni momenti fossero occasioni di festa che riunivano un po’ tutti, nei quali si condivideva, si ringraziava e si tramandava.

La settimana scorsa ho parlato della transumanza; oggi penso alla vendemmia che fin dal tempi dei Greci, rappresentava un grande evento. Dioniso (o Bacco), rappresentato dal Caravaggio un po’ alticcio che offre una coppa di vino, era il Dio che presenziava a questo momento. La raccolta dell’uva che può’ svolgersi in momenti diversi, da agosto a ottobre, raccoglieva tutta la famiglia e le famiglie vicine, che si aiutavano per portarla a termine velocemente, prima che il tempo mutasse o che gli acini perdessero la giusta ricchezza zuccherina sancita dal Capoccia, colui che di giorno in giorno assaggiava gli acini e poi dava il via ai lavori. Nelle vigne si sentivano canti e risate, nonostante la fatica, che continuavano alla sera mentre gli uomini pigiavano i grappoli nei tini e le donne preparavano la cena che poi veniva consumata in allegria.

Mi sento fiera di poter dire che anche io ho provato l’emozione di pigiare i grappoli a piedi nudi nel tino: ero una bambina, ma quell’emozione insieme all’odore forte del mosto, mi sono rimasti nel cuore.

Anche se oggi molto è cambiato, ci sono le macchine apposite, per raccogliere, sgranare, spremere, rimangono vive nel tessuto popolare alcune tradizioni, diverse da regione a regione, che ci riportano al passato. Dal Trentino, alla Toscana, alla Sicilia, dall’Oltrepò Pavese all’Umbria, al Piemonte: ogni regione ha i suoi appuntamenti a cominciare dagli ultimi giorni di agosto fino a tutto ottobre.

Giovanna Turco

Giovanna Turco

Articolista & curatrice della rubrica Karamella Folk di Karamellenews.it