Lamost, il pesa Galassie

E’ possibile pesare le galassie o determinare la velocità di recessione delle stelle che le compongono?

Una risposta ci viene da uno studio a grande contributo italiano che ha utilizzato i dati del telescopio cinese Lamost (large Sky Area Multi-Object Fiber Spectroscopic Telescope) ospitato presso lo Xinglong Observatoty che si trova a Nord Est di Pechino. Interessante l’apporto che lo studio darà per comprendere natura e distribuzione della materia oscura (Dark Matter), che rappresenta circa il 27% di tutta la materia che costituisce l’universo e la cui natura ancora sconosciuta perché invisibile. La sua presenza si manifesta mediante l’influenza gravitazionale che produce.

Lo studio, a guida di Nicola R. Napolitano dell’Università cinese Sun Yat-Sen di Zhuhai e già ricercatore INAF, è stato pubblicato sulla rivista Montly Notices Of The Royal Astronomical Society ed ha presentato   il primo catalogo che riguarda la distribuzione della velocità delle stelle all’interno di decine di migliaia di galassie distanti fino a 5 miliardi di anni luce, Via Lattea compresa. Si cercherà così di meglio comprendere la struttura a larga scala dell’Universo e identificare gruppi e ammassi di Galassie: “La misura delle dispersioni di velocità delle galassie consente di “pesarle”, proprio come se, metaforicamente, mettessimo una galassia su una bilancia. E pertanto possiamo determinarne la massa totale, vincolare il contenuto di massa frazionata in stelle e materia oscura, la struttura interna degli aloni di materia oscura, nonché stimare la massa dei buchi neri presenti nei centri di queste galassie. Quantificare queste proprietà è fondamentale per vincolare la storia evolutiva delle galassie e i loro processi di interazione e di accrescimento della materia”, rivela Crescenzo Tortora (INAF Napoli).

In particolare, la presenza della materia oscura spiegherebbe la maggior velocita che le stelle devono avere per contrastare la gravità prodotta da questa materia esotica. Le informazioni sono state ottenute attraverso le analisi spettrali della luce proveniente dalle galassie utilizzando il telescopio Lamost di 4 metri di diametro, puntato sul cielo settentrionale. Le prime osservazioni sono iniziate nel 2009. In passato, misure simili ma inferiori come qualità e quantità, (Lamost ha studiate 90.000 galassie) sono state effettuate da un team internazionale utilizzando lo Sloan Digital Sky Survey. Infine, ricorda Napolitano, “non dimentichiamo altre campagne spettroscopiche da Terra, che forniranno dati di elevata qualità, e che verranno realizzate nei prossimi anni con strumenti come WEAVE, 4MOST, e MOONS”.

Tutto fa pensare che siamo solo all’inizio di un percorso che riserverà di sicuro molte sorprese.

Miro Bertinotti

Miro Bertinotti

Articolista & curatore della rubrica Karamelle Spaziali di Karamellenews.it